
Qualche settimana fa Zebuk è stato ospite del Mammacheblog Creativo e due di noi hanno conosciuto Susanna Tamaro durante la presentazione del suo Salta, Bart!
L’occasione giusta per farle qualche domanda, subito dopo aver iniziato a leggere il suo nuovo libro. E le risposte di Susanna hanno toccato alcuni tasti su cui torneremo, perché la questione genitori-figli-tecnologia è ricca di approfondimenti da studiare…
L’evoluzione e la scienza portano benefici infiniti e trasversali: applicazioni, internet, ebook, ecc accompagnano ogni giorno il cammino verso una vita migliore per disabili e persone in gravi difficoltà psichiche e fisiche, su questo siamo tutti d’accordo. Anche l’uscita di Salta, Bart! è stata accompagnata da una app gratuita scaricabile su tutte le piattaforme. Ci spiega la sua posizione verso le tecnologie?
Credo che, come dite voi, le tecnologie abbiano portato degli straordinari benefici in molti campi del sapere e nella vita delle persone. Ma, allo stesso tempo, hanno causato anche una grande rivoluzione a livello antropologico. Sono cambiate le relazioni, è cambiato il modo di comunicare, e non è impossibile vedere, dietro questi mutamenti, l’ombra di una possibile grande omologazione, con la creazione di un mondo perennemente spiato, sotto controllo, nel quale l’efficienza sembra essere l’unico valore universalmente riconosciuto. L’importante è saper ‘usare’ la tecnologia, e non ‘venirne usati’. E soprattutto, nel campo dell’educazione dei bambini, è fondamentale una grande vicinanza dei genitori, perché questo non accada.
Leggendo le prime pagine di Salta, Bart! è evidente l’esagerazione, l’abuso nell’uso delle tecnologie. Il Pinok che individua le bugie e l’analizzatore giornaliero di plon plon mi stanno già così antipatici… Quale potrebbe essere il limite da non superare, il campanello di allarme che ci indica il punto di non ritorno nell’uso della tecnologia?
L’esagerazione, l’iperbole sono parte integrante di ogni fiaba, e dunque mi sono divertita a inventare diavolerie tecnologiche evidentemente paradossali, anche se, in questo caso, non mi sembra di aver esagerato troppo. La settimana scorsa ho letto infatti che, tra le novità natalizie di quest’anno, ci sarà anche un bracciale elettronico che permetterà di tenere sotto controllo i parametri fisiologici dei nostri bambini. Del resto c’è già anche una App che ci dice se abbiamo dormito bene o no, e lo Watchphone che ho messo al polso del piccolo Bart è già arrivato sul mercato.
Quello che dobbiamo chiederci è: abbiamo davvero bisogno di tutto questo controllo? E che senso ha, se non quello di spingerci in un mondo concentrazionario, dove la libertà della persona è ridotta a spazi sempre più piccoli?
Dobbiamo vivere in un mondo di prestazioni, di controlli, un mondo che ci spinge sempre più ad essere robotizzati, oppure dobbiamo riconquistare la ricchezza, l’unicità e la complessità del nostro essere umani?
Se ci sono cinque cose negative nell’uso della tecnologia che sta riempiendo tutti i “vuoti” della nostra vita, devono essercene anche almeno cinque positive. Può aiutarci a trovarle?
- È un grande mezzo di comunicazione a disposizione di tutti. Penso particolarmente alle persone anziani, malate, a quelle che vivono in posti isolati che possono così essere in contatto con molte persone altrimenti irraggiungibili.
- Offre un inequivocabile aiuto nel campo di gravi handicap e delle malattie degenerative.
- È innegabile il suo contributo innovativo nel campo delle scoperte scientifiche – a partire delle cellule staminali fino alle sonde spaziali.
- Ha alleggerito moltissimo la fatica di riscrivere, correggere, stampare, comunicare, consegnare manoscritti.
- Offre la possibilità, purtroppo ancora poco usata, di poter lavorare da casa.
Il suo Va’ dove ti porta il cuore è uno di quei classici che non si dimenticano: “Do l’impressione di essermi persa e forse non è un’impressione: mi sono persa davvero. Ma è questo il cammino che richiede quello che tu tanto cerchi, il centro”. Fin dove è arrivata Susanna Tamaro oggi?
In realtà mi sento sempre ancora in viaggio e penso che sarà così fino a che resterò su questa terra. A dire il vero, ogni tanto mi sembra di essere arrivata da qualche parte, ma appena comincio a godermi il meritato riposo, mi rendo conto che no, che c’è un altro orizzonte davanti a me, e che ha ancora bisogno di essere raggiunto.
La domanda di rito di Zebuk si veste per l’occasione di tradizione e tecnologia, insieme: quali sono i libri di carta da cui non potrebbe mai staccarsi e i libri digitali che ha scoperto in quest’ultimo periodo?
Tra i libri di carta, naturalmente, il Libro dei Libri di carta, cioè la Bibbia, che contiene tutte le storie delle storie del mondo. Tra quelli digitali, l’ultimo ebook che mi ha fatto battere il cuore è stato un meraviglioso romanzo breve, Lo splendore casuale delle meduse, di Judith Schalansky.
Un grazie sentito a Susanna Tamaro, accoglieremo i suoi suggerimenti e proveremo a leggere i libri che ci ha consigliato (con uno dei due avremo un gran da fare, immagino…!)
Credo personalmente che le risposte di Susanna possano far riflettere – al di là del fatto che si amino o no le tecnologie, che si sia a favore o completamente contro il loro uso/abuso – almeno su una questione: quale sia il modo migliore per usare la tecnologia senza esserne usati e come noi genitori possiamo aiutare i nostri figli a non essere fagocitati da questo grande mostro tecnologico senza emozioni.
A voi l’ardua sentenza.
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