
Oggi ho scambiato due chiacchiere con Valeria Fraccari, l’autrice del libro “Qui forse potrei vivere” che ho letto e recensito tempo fa. Per iniziare chi è Valeria Fraccari?
Quello che sono è frutto della combinazione di molte passioni, intellettuali e affettive: per la mia famiglia, per le persone a cui voglio bene, per l’insegnamento, per la letteratura.
Ho letto il romanzo in pochi giorni, molto intenso, fa riflettere molto sul senso di inadeguatezza dei giovani e non solo. Ce ne fossero insegnanti così. Raccontaci un po’ quello che volevi trasmettere ai lettori.
La scuola è un mondo attraversato da molte vite: gli anni più intensi, volubili, leggeri ma anche difficili dell’esistenza di ognuno scorrono tra le pareti scolastiche. Ho cercato di raccontare quanto tutto questo sia bello e lieve ma anche difficile e a volte doloroso.
“Qui forse potrei vivere” è un po’ autobiografico? Ho letto che sei una docente come la protagonista del tuo romanzo?
La protagonista del mio romanzo – la professoressa Irene Corti – è un’insegnante come me e capisco come questo possa suggerire una lettura in chiave autobiografica, ma spero proprio di aver creato un personaggio più interessante della sottoscritta! Insegnare è un lavoro bellissimo e difficile perché coinvolge, espone e richiede molto equilibrio: a Irene è accaduto di perderlo e di deragliare dalla sua vita. La storia che ho raccontato è fatta dei moltissimi frammenti di vicende, persone, riflessioni e situazioni che ho provato a staccare da quasi trent’anni di insegnamento, per ricomporli in un romanzo in cui c’è, naturalmente, la mia esperienza, ma c’è anche il piacere di narrare, di costruire un racconto.
Che progetti hai per il tuo futuro?
Continuare a scrivere, a studiare e a leggere.
Domanda d’obbligo per Zebuk, quali libri hai sul comodino e quale libro ti è rimasto nel cuore?
Sul comodino ora ho “La strage dei congiuntivi” di Massimo Roscia e “I fratelli Friedland” di Daniel Kehlman. Nel cuore – tra molti altri – ci sono “Everyman” di Philip Roth e “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio.
Grazie Valeria per la tua disponibilità e a rileggerci presto.