
Vi capita mai di guardare qualcuno e chiedervi che cosa gli passa per la testa? Be’, io lo so. So cosa passa nella testa di Riley.
Riley è una bambina con una vita perfetta. Ha una famiglia che la ama, un’amica del cuore ed è una campionessa di hockey su ghiaccio.
Peccato che la vita così come la conosce stia per finire.
La famiglia si trasferisce a San Francisco e, diciamocelo francamente, la città si rivela una vera schifezza.
L’unica pizza che vendono è coi broccoli e chi è che ama la pizza coi broccoli?
La nuova scuola è bruttina, la squadra di hockey ancora peggio e in più Riley è in quella fase delicata in cui si cresce e l’infanzia sembra lontana.
Questa è in breve la trama dell’ultimo film Pixar, quell’Inside Out che ha tenuto banco nei cinema per settimane.
Perchè tutto questo successo?
Perchè la Pixar ha scelto di dare voce alle emozioni in questo suo ultimo lavoro.
E quando dico dare voce ai sentimenti intendo davvero quello che scrivo.
Inside out è la storia di Riley vista dall’interno del suo cervello dove risiedono le emozioni basilari fornite a tutti gli essere umani.
Troviamo Rabbia, Gioia, Disgusto, Paura e Tristezza.
Non solo le emozioni si preoccupano di come farci reagire e sentire in ogni momento della giornata ma smistano anche i nostri ricordi.
Insomma il nostro cervello è davvero, davvero molto affollato.
L’emozione capo è sicuramente Gioia che gestisce non solo lei stessa ma un po’ tutto.
Gioia è una maniaca del controllo ed è chiaramente e perennemente sotto l’effetto di dosi massicce di Prozac!
Iperattiva, solare, entusiasta è tutto un : “Ci penso io! Faccio tutto io! Non toccate nulla! Via! Via, tutti!”
E cosa capita sempre alle persone che credono di essere le uniche in grado di fare qualcosa bene?
Fanno pasticci!
Ed è quello che capita anche nella testa di Riley.
Gioia e Tristezza, coppia agli antipodi o forse no?, si ritrovano letteralmente catapultate nell’archivio generale dei ricordi, un labirinto ricco di insidie e non sarà per niente facile tornare al quartier generale e rimettere tutto a posto, soprattutto perchè intanto la vita di Riley sarà in balìa di Rabbia, Paura e Disgusto, un trio tremendo a dir poco.
Inside Out è un film carino e abbastanza divertente.
Dico abbastanza perchè in effetti mi aspettavo di divertirmi di più e invece tranne brevi momenti di ilarità, tutti merito di Tristezza, il film scorre tranquillo senza picchi nè di umorismo nè di commozione.
Sicuramente è un buon prodotto ma non è certo l’opera migliore sfornata dalla Pixar.
L’idea di base è accattivante e la storia è narrata in modo da essere comprensibile sia ai grandi che ai più piccoli, anche se non credo che i bambini possano davvero capire le sfumature dietro la storia.
Di cosa parla in sostanza Inside Out alla fine dei conti?
Racconta quel momento particolare in cui si sta crescendo ma si è ancora bambini, in cui cominciamo a vedere l’altro sesso sotto un’altra luce ma pensiamo ancora all’amico immaginario con cui giocavamo a cinque anni.
Un’età meravigliosa e terribile allo stesso tempo, dove andiamo in confusione e dove la Gioia, suo malgrado, deve imparare a cedere il passo anche alle altre emozioni.
E proprio Gioia alla fine di tutto sarà colei che più imparerà da tutta la vicenda.
Imparerà che la Tristezza può essere una buona, ottima amica e che le emozioni non vivono separate l’una dall’altra, nè una è migliore dell’altra, sono invece un tutt’uno.
Gioia, Tristezza: sono lo specchio l’una dell’altra, coesistono senza quasi rendersene conto e non è detto che Tristezza sia sempre il male maggiore.
E questa è una cosa che tutti dovremmo tenere a mente.
Buona visione.
Photo : filmforlife.org