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Carciofi alla giudia, Elisabetta Fiorito

“Troppa religione fa male, qualunque essa sia”

La recensione di Carciofi alla giudia, Elisabetta Fiorito

Rosamaria, quarantadue anni, è una donna single che vive a Roma dove la famiglia ha un mobilificio, in cui lei si è sempre rifiutata di lavorare. Ha invece coronato il suo sogno, diventare una regista teatrale, anche se in un momento di profonda crisi economica e di tagli in tutti i settori.

Il compagno David è nato a Tripoli da una famiglia benestante ebraica molto osservante e praticante.

Rosamaria al contrario non ha mai saputo scegliere la sua religione, nel corso degli anni è stata cattolica, atea e buddista.

I problemi sorgono quando nasce il piccolo Arturo.

Rosamaria vive tra due fuochi, da una parte la famiglia del marito con usi e tradizioni propri e dall’altra parte la sua cattolica ma non praticante. La madre non sopporta di vedere la figlia arrendevole nei confronti del compagno e della sua religione.

La mia opinione su Carciofi alla giudia, Elisabetta Fiorito

Ci troviamo difronte una famiglia allargata in cui la protagonista cerca di destreggiarsi tra il neonato, la nuova sceneggiatura e lo scontro delle religioni.

Intorno a lei ruota la crisi economica, che ha fatto anche fallire il mobilificio del fratello, scomparso dopo il tracollo.

Chissà forse solo davanti ad un piatto di carciofi alla giudia le due famiglie si ritroveranno…

Buona lettura.

Carciofi alla giudia
Elisabetta Fiorito
Mondadori, 2017, p. 271, €18,00

Puoi acquistarlo qui:

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