
Il termine «sicurezza» si è spogliato, ormai da parecchi anni, delle caratteristiche sociali cui era legato (lavoro, salute, diritti): oggi ci si sente al sicuro con condizioni che ci proteggono individualmente dal rischio di diventare «vittime» di comportamenti dannosi. Da qui l’assunto che tutte e tutti siamo vittime potenziali; quindi fenomeni sociali complessi vengono governati con il codice penale e, di fatto, si criminalizza la povertà, la marginalità sociale, l’immigrazione.
La recensione di Il malinteso della vittima, Tamar Pitch
La sicurezza, dunque, intesa come diminuzione del rischio di diventare vittime di criminalità di strada, elevata da mezzo a fine, diventa il topos principale di politici locali in cerca di consenso, fino all’assurdità di piccoli tranquilli paeselli di campagna che richiedono a gran voce dotazioni di videocamere a circuito chiuso.
Non così semplice da comprendere in prima battuta da chi non mastica il linguaggio sociologico, Il malinteso della vittima di Tamar Pitch è un saggio molto interessante e articolato sulla “sicurezza” nel mondo moderno e sulle sue declinazioni nel tempo, sul fatto che la cultura punitiva, la giustizia penale, mirano spesso e volentieri, di fatto, a chi già di suo è vittima e emarginato.
A chi è solo, povero, straniero.
A chi è donna.
Una critica stretta e serrata alla direzione assurda presa dalla società securitaria, che pretende di trasformare tutti noi – ma le donne in particolare – in potenziali vittime. Un esempio lampante è quello per cui si ritiene la donna un individuo debole, quindi potenzialmente più a rischio di altri, soprattutto quando assume comportamenti provocatori: la donna, quindi, secondo una regola non scritta ma più volte ripetuta e confermata, deve per questo motivo assumere dei comportamenti auto-limitanti, quali la riduzione delle uscite serali e la scelta di un sobrio abbigliamento. In caso contrario, le si attribuisce la responsabilità di aver provocato l’aggressore, secondo la nota formula «te la sei cercata».
Legalità e onestà sono state e ancora sono le parole d’ordine di molte forze politiche negli ultimi anni. Insieme hanno contribuito a costruire un senso comune, diciamo così giustizialista, o meglio forcaiolo, secondo cui chiunque sia sospettato di violare qualche legge, magari a fin di bene, per esempio quando la legge violata viene ritenuta ingiusta (vedi più avanti il cosiddetto reato di solidarietà) deve marcire in galera.
Il saggio si divide in sei capitoli, che trattano più punti di un argomento molto articolato, che l’autrice sa sviscerare e analizzare in modo chiaro e preciso. La deriva punitivista, non solo italiana, della società è un fenomeno da tenere sotto controllo e di cui dobbiamo imparare a parlare per renderlo meno pericoloso.
Il malinteso della vittima
Tamar Pitch
Edizioni Gruppo Abele, 2022, p. 111, €. 14,00