
Quando camminiamo al buio le tenebre ci si addensano intorno, penetrano in noi e anche noi diventiamo tenebra, e ripensiamo alla luce come a un vago ricordo, un sogno lontano e irreale. Ma chi porta con sé una luce può rimanere nel suo cerchio, mentre il buio deve tenersi a distanza, impotente: e tuttavia per questo ancor più impenetrabile.
La recensione di L’uccello nero di Gunnar Gunnarsson
Pubblicato nel 1929 e considerato il capostipite del nordic noir, L’uccello nero è un romanzo che riflette sulla colpa e la pena di morte, sulle vittime e sui carnefici.
Siamo nel XIX secolo in un villaggio islandese di poche case. Tutti si conoscono e la chiesa è non solo il luogo del culto ma anche posto sicuro dove incontrarsi e dove portare i defunti per la sepoltura.
Da poco è arrivato il nuovo cappellano, giovane e desideroso di compiere il suo dovere nel modo migliore. Uno dei primi parrocchiani che incontra è Bjarni che insieme alla moglie Guðrun e ai tre figli vive nella fattoria più isolata.
Da quando alla fattoria si è trasferita un’altra coppia, formata da Jón e Steinunn, i pettegolezzi in paese non sono cessati un attimo. Di bocca in bocca la notizia è sempre la stessa: tra Bjarni e Steinunn c’è una relazione che nessuno dei due riesce a mascherare. Quando scompare il marito di Steinunn in seguito a una caduta dalla rupe nessuno crede a un incidente ma quando muore anche Guðrun i due coniugi infedeli vengono accusati di omicidio. Durante il processo le varie testimonianze di amici, familiari e vicini di casa non portano a nulla fino a quando i due amanti decidono di raccontare la verità.
La mia opinione su L’uccello nero di Gunnar Gunnarsson
Ciò che colpisce il lettore subito, fin dalle prime pagine di L’uccello nero, è la scrittura di Gunnar Gunnarsson e la sua bravura nel descrivere la natura selvaggia, crudele a tratti, dell’Islanda e la vita dura dei suoi abitanti. Il romanzo, anche se catalogato come giallo è più un noir per le sue atmosfere cupe.
La vicenda, molto bella e con una scrittura ricchissima, è narrata attraverso le memorie di Eiùlvur Kolbeisson, il giovane cappellano che seguirà tutto il processo contro Bjarni e Steinunn e che spesso ragionerà sulla responsabilità degli individui e sulla reale necessità di punizioni esemplari.
Gunnar Gunnarsson racconta un fatto di cronaca accaduto davvero e porta il lettore a chiedersi più volte se la pena capitale abbia davvero un beneficio, in termini di denaro e di crimini commessi, e soprattutto quale sia la differenza tra chi uccide e commette un reato, come nel caso di Bjarni, e chi amministra la giustizia e diventa carnefice a sua volta uccidendo i colpevoli.
Mi è piaciuta molto la scrittura di Gunnar Gunnarsson e mi dispiace solo di aver letto il romanzo molto velocemente. Avrei voluto gustarmelo più lentamente per assaporare meglio il fascino della sua scrittura. Di sicura leggerò altro di questo autore.
Buona lettura.
L’uccello nero
Gunnar Gunnarsson
Iperborea, 2021, p. 274, €. 17,00