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Selvaggio Ovest, Daniele Pasquini

Fino alla fine, c’era sempre qualche bivacco lontano da cui saliva il fumo di un fuoco, e uomini e donne e bambini accampati, abbracciati sotto un tetto o in una tenda o sotto la luna, dove poche parole si moltiplicavano in storie: e alcune erano vere, e tutte le altre pure.

La recensione di Selvaggio Ovest di Daniele Pasquini

A Firenze nel 1890 arriva il Wild West Show, il circo itinerante di Buffalo Bill che propone spettacoli e rievocazioni delle grandi battaglie tra bianchi e nativi americani. Il successo dello spettacolo in patria è stato enorme e Buffalo Bill ha iniziato un grande tour europeo. Tra i tanti attori e cowboys c’è anche Alce Nero, secondo indiano dopo Toro Seduto ad aver accettato di partecipare.

Intanto molti butteri toscani si sono radunati in una grande fiera per vendere bestiame e cavalli. Tra di loro ci sono Giuseppe, detto Penna, e il figlio Donato.

Intorno a questi due poli così diversi e distanti si intrecciano le vite di un brigante e della sua banda, di una carbonaia orfana, di carabinieri poco risoluti e il furto di alcuni cavalli.

 

La mia opinione su Selvaggio Ovest di Daniele Pasquini

In una Maremma di rovi e sterpaglie disseminati a strappare stoffe e carni, di mandrie guidate da butteri a cavallo, di temporali violenti e improvvisi, di lavoro faticoso ma appagante si staglia la vicenda raccontata da Daniele Pasquini. Questo Selvaggio Ovest – così tanto più vero del Far West di Buffalo Bill inscenato ogni giorno per fare cassa – è un mondo di rara bellezza.

Un luogo epico di avventura e vita vissuta, di dolori e di gioie, di nascite e di morti. In un eterno ciclo vitale dove tutto si congiunge e dove non è la vecchiaia il più delle volte a dare il benvenuto alla morte, i butteri sono eroi possenti e impavidi, uomini capaci di imprese straordinarie.

È una lettura trascinante, un romanzo che ha il sapore dei film di John Ford e di Sergio Leone e che attraverso la storia di Donato ci regala una bellissima vicenda di crescita e di formazione inquadrandola nell’Italia di fine diciannovesimo secolo, terra di briganti e povera gente.

Selvaggio Ovest l’ho letto avidamente e i personaggi mi sono rimasti nel cuore. Inoltre ho apprezzato moltissimo i colpi di scena e l’inserimento delle lettere, non autentiche, tra Buffalo Bill e altri suoi contemporanei che aggiunge un punto di vista interessante al tutto.

Un libro perfetto per gli amanti dell’avventura e della fedele ricostruzione degli scenari e una storia capace di ricordare che sì, i cowboys sono mitici ma i butteri li hanno sconfitti.
Buona lettura.

 

Selvaggio Ovest
Daniele Pasquini
NN Editore, 2024, p. 368, €. 18,00

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