
Mara Paladini osservava la goccia formarsi sul soffitto. Era la terza negli ultimi due minuti.
La recensione di La torre d’avorio di Paola Barbato
A Milano, al primo piano di una palazzina di quattro appartamenti, vive Mara Paladini chiusa in una torre d’avorio di scatole bianche. Impilati dal pavimento al soffitto gli scatoloni corrono lungo tutto il perimetro della casa. Mara si è lasciata solo uno stretto corridoio, misurato al centimetro, per muoversi da una stanza all’altra.
La donna lavora da remoto come traduttrice dal russo all’italiano e non esce praticamente mai. A parte la spesa, che fa a notte fonda nel supermercato aperto h24, e Valeria, l’assistente sociale che la segue, la signora Paladini non ha contatti con nessuno.
Un giorno nota una macchia d’umidità sul soffitto. È una scocciatura perché l’infiltrazione, se non fermata subito, rovinerà gli scatoloni. Decide di salire al secondo piano e bussare al vicino. Non sa che è morto, ucciso dallo stesso veleno con cui lei ha tentato di assassinare il marito e i due figli anni prima.
La mia opinione su La torre d’avorio di Paola Barbato
Avevo sempre sentito consigliare i libri di Paola Barbato ma non avevo ancora avuto l’occasione di leggerne uno. Quando ho visto che su Audible era disponibile La torre d’avorio l’ho subito iniziato. L’ascolto è stato molto piacevole e la voce di Renata Bertolas è talmente azzeccata che non potrei immaginare nessun altro al suo posto.
La storia è drammatica e molto intensa. Mara Paladini, vero nome Mariele Pirovano, ha scontato una pena in una struttura psichiatrico – giudiziaria dopo aver tentato di uccidere, tramite avvelenamento, il marito e i due figli. La donna crede di non essere guarita e vuole evitare ogni contatto convinta di poter avvelenare, anche solo con il tocco delle mani, chiunque le capiti vicino. Questo perché lei continua a distillare il veleno dalla digitale purpurea ogni giorno.
Quando trova il vicino morto, ucciso con un veleno che è riconducibile a lei, si rende conto che qualcuno la vuole incastrare e decide di scappare. Durante la fuga si riunisce a quattro amiche che ha conosciuto nella Rems, residenza per l’esecuzione di misure di sicurezza. Sono donne molto diverse eppure legatissime. Sono come sorelle. Di queste donne la scrittrice racconta la storia e i i motivi che le hanno portate ad essere condannate trasformando il libro in un romanzo corale.
Paola Barbato ci parla di omicidio, malattia mentale, reinserimento in società, stigma sociale, perdono e colpa. Ci racconta l’amicizia e l’ossessione e cosa significhi sopravvivere alla morte.
È un romanzo molto bello, con un ritmo narrativo sostenuto e continue svolte narrative e colpi di scena che rimettono in discussione tutto quello che si sa. La prima parte del libro con la descrizione della torre d’avorio e l’incontro con il personaggio di Mara è straordinaria.
La torre d’avorio è stata una lettura, anzi un ascolto, che mi ha tenuto compagnia per un paio di settimane e che è stato capace ogni volta di rapirmi. Devo dire che mi mancherà fare colazione ascoltando la fuga di Mara insieme a Moira, Fiamma, Beatrice e Maria Grazia. Anche se difficili e piene di sbagli, colpe e difetti sono state una compagnia impagabile.
Buona lettura.
La torre d’avorio
Paola Barbato
Neri Pozza, 2024, p. 416, €. 20,00