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Meccanica di un addio, Carlo Calabrò

Non ci fu bisogno né degli occhi, né delle orecchie degli operai per identificare il principale sospettato per l’incendio, Mentre ancora facevano colazione, approfittando di un tempo più lungo del solito, visto che la sirena del turno delle sette era bruciata col resto del capannone, Florian Kaufmann vide arrivare il Polacco dall’altra parte della strada, con un’espressione di circostanza stampata sul viso, quasi a coprire – male però – l’inevitabile soddisfazione per la disgrazia di un rivale.

La recensione di Meccanica di un addio, Carlo Calabrò

Una segheria modello, rispettosa dell’ambiente, ecocompatibile e di qualità, impiantata nel bel mezzo della foresta amazzonica. L’azienda dell’ingegnere svizzero Florian Kaufmann ha solo un difetto: il vicino di stabilimento, Anselmo Kowalski, allevatore di vacche e suo acerrimo nemico.
Così, quando una sera un enorme incendio devasta la segheria di Kaufmann, è più che scontato sospettare del rivale. Solo che, come molte volte accade nella vita, non tutto è come sembra e quando la polizia indaga sull’incendio scopre un cadavere carbonizzato che mescola le carte in tavola e genera una serie di vicende inaspettate.

La mia opinione su Meccanica di un addio, Carlo Calabrò

Era ora di dimostrare al mondo che le cose si possono risolvere con metodo, criterio e intelligenza: la sua. Perfino in Amazzonia. Perfino di fronte a un cadavere bruciacchiato, misteriosamente comparso nella sua fossa delle macchine.

Ultimamente sta accadendo una cosa stranissima: io che non ho mai amato particolarmente i gialli, li sto avvicinando e anzi, li cerco e li trovo spesso sulla mia strada. In pochi sanno farmi appassionare, in pochi sanno farlo senza farmi saltare all’improvviso se mentre leggo c’è uno strano rumore o una porta che cigola o chissà cos’altro…
Il giallo di Carlo Calabrò è un’opera prima, particolarmente riuscita grazie all’esperienza dell’autore che ha vissuto in Brasile e ne conosce i meccanismi, oltre che l’aria e l’atmosfera.
Meccanica di un addio mi è piaciuto perché è un romanzo che mixa decisamente bene l’ironia con la riflessione, ben scritto e costruito e i suoi personaggi sono molto credibili.
Meccanica di un addio mi è piaciuto anche perché c’è un sapore interessantissimo: quel sapore di Brasile, di “cordialità” tipicamente brasiliana, di esotica “elasticità morale” che permette a certe situazioni di risolversi in maniera pacifica e senza spargimento di sangue…

E oltre a questo, l’atmosfera è ricca di sapori veri, come questo, che sicuramente proverò a replicare:

Dopo la moqueca di tambaqui – coi peperoni, abbondantissimi peperoni, anche per il viceispettore che aveva deciso di sfidare l’acidità – Mourao e Aguiar concordarono che un’oretta di sonno nelle amache del portico era indispensabile per rinfrescare le idee e continuare l’indagine più tardi, con ritrovato vigore.

Attendo nuove prove, intanto osservo i riflessi rosso bino del tramonto sul fiume che mi hanno incantata fin dalle prime pagine.

Meccanica di un addio
Carlo Calabrò
Marsilio, 2024, p. 224, €. 16,00

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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