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La ladra, Mario Tobino

“(…) non era bella, anzi brutta, il volto angoloso, quell’occhio storto in certi giorni di più strabiciava (…)”

Assunta e Giobetto sono stati sposati dalle loro rispettive famiglie, quando era il momento per farlo, senza che loro conoscessero in alcun modo amore e sentimento, anzi dell’amore l’Assunta “(…) conosceva solo gli accoppiamenti fra le bestie della stalla e del cortile (…)”.

La vita senza significato dei due contadini cambia dal giorno in cui vengono ammessi a servizio in una bella villa di campagna: l’Assunta, chiusa, schiva e silenziosa come la maggior parte dei contadini, abituata a lavorare tutto il giorno come una bestia da soma, è diventata la cameriera personale della padrona di casa.

Impara finalmente a conoscersi, a prendere coscienza di sé e del mondo che sta fuori: grazie alla signora (di larghe vedute e con idee socialiste) che le compra gli occhiali di cui aveva bisogno, l’Assunta inizia a leggere almeno i rotocalchi; la signora le parla, si distrae con lei e le fa domande, la tratta finalmente come un essere umano. Un giorno però la tanta confidenza che si è creata tra le due porta la signora a parlarle del testamento che ha scritto… felicità e timore di perdere quella stessa gioia si insinuano nell’Assunta, che consigliata dalla sorella, consulta il mago di Poggibonsi

Una storia semplice questa, ‘popolare’, ma con tanti significati profondi, una storia che ci fa porre una domanda fondamentale: la vera felicità non sta forse davvero nel nostro ‘essere’ primordiale? Come sempre Tobino è abilissimo nell’analisi dei sentimenti umani: con poche, semplici parole, riesce a darci l’idea della persona che abbiamo di fronte, di quale sia il suo carattere, di quali siano le sue preferenze ed i suoi pensieri.

“Pareva in certi momenti alla signora di aver raggiunto, di toccare la verità, l’Assunta non era ladra di anelli, né compare di un ladro o complice di un istigatore, aveva solo rubato sentimenti, da lei stessa se li era creati senza avvedersene, aveva messo su un piccolo tesoro e poi lo aveva disperso, ridotto in cenere, buttato via, perché era troppo gravoso conservarlo, non adatto a lei, aveva constatato che costava dolore, turbamenti, un peso nella testa”

La nostra Assunta, dopo aver preso coscienza del suo ‘essere un essere umano’ ed aver capito quali fossero i turbamenti e le preoccupazioni che questo comportava, torna ben contenta alla sua vita precedente, fatta di duro lavoro e di cose semplici ma senza il dolore portato dai sentimenti.

“Forse la felicità dell’Assunta era in comunione dei frutti della terra, il governo della stalla, l’alleanza con gli animali, che anche loro nascono, hanno godimenti, sofferenze, e poi muoiono”.

Questo piccolo libretto mi ha dato sicuramente un gran piacere nella lettura, pur non condividendo la risposta finale dell’autore: gli “animi semplici” di cui parla, il fatto che si possa essere più felici nell’ignoranza dei sentimenti, nell’ignorare di essere “umani” e quindi di avere qualcosa in più rispetto agli animali…

… mmm, non credo che questa sia la verità. Credo semplicemente che a volte sia molto difficile ammettere i propri sentimenti e gestire le difficoltà che questi possono comportare, ma di qui ad essere più felici senza…!? E voi? Cosa ne pensate?

LA LADRA
Mario Tobino
Mondadori (Collana Oscar Scrittori del Novecento), 1997, p. 144
ISBN: 978880442663

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