
Assai parsimonioso anche il desco: una
pesca spaccata e due fette di pane. Null’al-
tro ad affollare il quadro. Non un passo a
turbarlo, né un respiro. Le seggiole: rotte,
almeno due. Le candele: spente. La porta:
Si apre così Appenninica. Fatta di quaranta microracconti, brevi brevissimi con cui Livio Santoro ci introduce al mondo dell’Appennino, umbro nella fattispecie. Un tributo dell’autore a una terra e alle sue vite.
La recensione di Appenninica, Livio Santoro
Appenninica viaggia su territori collinari, nella campagna, sulle strade, incontra piccole società quasi isolate tra i monti, si affaccia su luoghi e vite quotidiane, così lontane e così assolutamente vicine. Il viaggio di Appenninica parla tante lingue, più o meno letterarie, lungo una dorsale di punti che potrebbero essere qui come lì, e che in effetti sono qui come lì. Una fuga? Forse. O forse non esattamente. Perché, d’altronde, fuggire? La decisione su cosa sia questa raccolta, in ogni caso, spetta a chi legge. Pertanto, la si legga.
Noialtri, che
sia giorno festivo o giorno feriale, ci mettia-
mo rispettosi lunga pezza in fila per passare
un foss’anche brevissimo tempo seduti al suo
fianco, sì da contargli tutti i nostri dubbi,
le questioni che viscose ci attanagliano nel
cuore, al bisogno le angosce e le annose
pene, gli altri rancori. E Manlio sta lì fermo
senza chiedere conto di alcunché.
La mia opinione su Appenninica, Livio Santoro
Se avessi avuto ancora qualche dubbio sul fascino che i racconti brevi, brevissimi, hanno su di me, beh, allora da oggi posso affermare che quei dubbi sono stati tutti sciolti.
La lingua di Livio Santoro è magnetica, non te ne sai staccare. Le parole dense, alcune in disuso, ricche di nutrienti mentali, usate in maniera sapiente, creano scenari e immagini reali. Che si tratti di un giardino fiorito o del bar dove il paese si ferma a chiacchierare, o dei discorsi tra due fratelli, recepiti a tratti e incompleti, si piomba all’improvviso nella vita di altre creature, si condivide con loro la sofferenza e la gioia, la calma, l’angoscia. E si rimane sospesi, anche, quando il dialogo, il monologo, restano bloccati su una parola, con la punteggiatura che latita e l’espressione che ci ha coinvolti e ora invece
La collana glossa di pièdimosca edizioni
Glossa è una collana a margine dirottata da Carlo Sperduti: a margine della collana di narrativa ossa di pièdimosca edizioni; a margine della letteratura e dell’editoria attuali.
glossa si occupa di prose brevissime, con un’attenzione particolare alla sperimentazione e alla scrittura pura e una vocazione all’eterogeneità.
glossa sceglie la forma brevissima in quanto campo privilegiato di ricerca, sospensione, deragliamento, mistero, esattezza, stile, densità, spostamento.
glossa nasce dalla convinzione che non esista una definizione di letteratura ma che le sue definizioni siano, al contrario, potenzialmente infinite: vorrebbe contenerle tutte, ne propone alcune, le mette tutte in discussione.
Appenninica
Livio Santoro
pièdimosca, 2025, p. 104, €. 12,00