Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra, Gino Strada

    Cosa vorresti fare da grande? Quando ero un ragazzino, rispondevo “il musicista” o “lo scrittore”.
    Ho finito col fare il chirurgo, il chirurgo di guerra per la precisione. E ho chiuso da tempo con la nostalgia e il rimpianto di non saper suonare uno strumento né scrivere un romanzo.
    Così, quando mi è stato proposto questo libro, ho detto semplicemente: “Mi piacerebbe tanto, ma non ne sono capace”

    E’ difficile riassumere un libro del quale ti sembra indispensabile ogni parola.
    Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra è un diario che non segue un ordine logico, ma raccoglie momenti vissuto da Gino Strada e dai suoi collaboratori, in paesi diversi e in guerre diverse, anche se leggendolo ti rendi conto che quello del paese diventa solo un nome senza importanza. Perché le persone sono uguali, le vittime sono uguali, le difficoltà sono uguali. Perché la guerra è guerra, ed è solo dolore e distruzione, tutto il resto sono parole di chi non la vive.

    Un diario che ti inchioda come un romanzo, a ogni pagina dici “è l’ultima” e poi vai avanti. Racconti brevi, senza quei dettagli inutili che usa chi vuole fare di una realtà un caso da copertina. Tutto è ridotto all’essenziale.

    E quell’essenziale fa male, e quasi non ci vuoi credere, ma è scritto così bene, così vero, che ti ci senti anche dentro. Così scopri che pappagalli verdi non è un titolo a caso. E’ l’aspetto di una bomba, una vera, e nemmeno quelle sono fatte a caso, ma sono costruite per sembrare dei giocattoli, per attirare i bambini, studiate e progettate per non esplodere subito, ma sono ad “accumulo di pressione”. Esplodono solo dopo essere state manipolate per un certo tempo, in modo che il bimbo che le trova abbia il tempo di chiamare i suoi amici, fargliela vedere, in modo che non venga sprecata e quando esplode non lo faccia per un “soggetto” solo.

    E così scopri anche che i bambini sono soggetti da studiare, e da eliminare. Che mentre tu stai leggendo, c’è un ingegnere in qualche parte del mondo, con una famiglia, forse dei figli, che le progetta. E ci sono degli operai (chissà, avranno famiglia anche loro?) che le costruiscono, banche che le finanziano, manager che controllano che vengano prodotte bene e al ritmo giusto. E così scopri che persone normali, proprio come te, che magari ogni sera danno il bacio della buona notte ai loro figli, vivono progettando bombe destinate ai bambini, studiano il modo per renderle più efficaci, cercano la scorciatoia per uccidere di più, per uccidere meglio.

    E poi scopri che ci sono donne nella guerra, donne killer, che i bambini non li risparmiamo. Perché “oggi è un bambino, domani è un nemico”.

    E così vai avanti, tra la storia di un ragazzo o quella di un padre feriti in guerra, tra un ospedale senza attrezzi e un medico di Emergency che pensa alla figlia che non vede da mesi, girando pagine su pagine, senza nemmeno riuscire a dirti “non è possibile” perché Gino Strada non è un giornalista che scrive romanzi per intrattenere, ma semplicemente un uomo che ha messo nero su bianco anni della sua esperienza, senza che ci sia una sola parola di troppo, e così semplicemente sai che è tutto vero.

    PAPPAGALLI VERDI. CRONACHE DI UN CHIRURGO DI GUERRA
    Gino Strada
    Feltrinelli  (collana Universale economica), 2003, p. 160, € 6,50

    2 COMMENTS

    1. l’ho letto nel 99, anno della prima edizione (credo). avevo 16 anni. illuminante. consiglio anche Buskashì. tutti dovremmo sapere qualcosa di più sull’Afghanistan.

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