Resta con me, Elizabeth Strout

    “Non abbiamo bisogno di un rifugio”, rispose Charlie, alzando una mano per interrompere il figlio. Preferiva sciogliersi in un’esplosione atomica che rimanere bloccato in un rifugio sotterraneo con sua moglie. Se non poteva restare bloccato in una stanza d’albergo con la donna di Boston, quasi non gli importava che il mondo finisse.

    Non avendo letto il precedente romanzo che le fece vincere nientedimeno che il Pulitzer , e cioè “Olive Kitteridge”, nell’accingermi alla lettura di “Resta con me” della Strout ho avuto, ovviamente, un senso di conferma di buon prodotto, scontatamente di facile lettura e buona trama.

    Niente di tutto questo: sinceramente trovo il romanzo, e soprattutto nei tratti del suo protagonista, il pastore Caskey, eccessivamente andante, come foglie al vento, e questo non solo dopo la tragedia che l’ha colpito (la morte della moglie per una malattia fulminante), ma ben tanto tempo prima, nella placidità dei suoi rapporti con la madre o con i suoceri, per non parlare di quelli con la sua stessa moglie, figura controversa e di non facile comprensione.

    Il contesto in cui è ambientato il romanzo di sicuro non aiuta, una piccola comunità di protestanti americani degli anni Cinquanta, la cui unica attività eccitante è la messa della domenica mattina, occasione in cui sfoggiare la nuova acconciatura o il vestito all’ultima moda per l’epoca, nonché succosi pettegolezzi all’uscita dalla chiesa, mentre gli uomini parlano di affari o del tempo bizzoso.

    In tutto questo è il rapporto con la figlioletta maggiore Katherine, diventata introversa dopo la morte della madre alla quale era molto legata, che rende Tyler Caskey padrone delle proprie azioni, sinceramente preoccupato verso la figlia che lo porterà ben presto, complici le macchinazioni della comunità che non perde tempo a parlare male del proprio pastore e delle stranezze della bimba, a rivalutare il suo ruolo nella Chiesa e la Chiesa stessa…

    Complessivamente un buon romanzo, che analizza bene certe dinamiche (come il trauma infantile dopo la morte di un genitore, o la ristrettezza mentale di un contesto ben specifico, che può essere l’America degli anni 50 come benissimamente anche certe regioni del Sud Italia di oggi) ma si perde in altre, lasciando nel lettore una sorta di inappagamento generale, nonostante l’insperato happy end, che altro non è che una caduta verso il fondo, un colpo di spugna al passato, e una casa nuova in cui ricominciare a vivere.

    RESTA CON ME
    Elizabeth Strout
    Fazi, 2010, p. 372, €. 18,50

    2 COMMENTS

    1. Analisi interessante, almeno mi hai aiutato a mettere questo titolo dall’altro lato della wish list.. 😉 Grazie!

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