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Il viaggiatore del secolo, Andrés Neumann

Senza dubbio un romanzo complesso, indefinito e indefinibile.

In una Germania ottocentesca, in un paesino non facilmente collocabile temporalmente, si ritrova improvvisamente il protagonista (Hans, di nome e di cognome), un traduttore squattrinato ma a cui piace viver bene, che prende dimora in un alberghetto e si ritrova a vivere i salotti culturali del centro, invaghendosi ben presto della bella Sophie, già promessa ad un nobile del luogo. Sarà proprio questa passione travolgente che impedirà all’uomo di andare via, anzi di rimanere sempre più attaccato alle vicende del piccolo paese e soprattutto alle persone che lo popolano, l’amico Alvaro, il mendicante suonatore di organetto con cui divide cene improvvisate in una grotta e il suo fido cane, i borghesi con i quali intrattiene conversazioni filosofiche e letterarie in pomeriggi noiosi, facendo di quei salotti il fulcro di brillanti osservazioni, che dall’Ottocento arrivano fino a noi. La trama è viva, complici i delitti che turberanno la quiete così tanto amata e sbandierata dagli abitanti, che alimenteranno nuove vicende per un finale d’effetto, brillante.

Sicuramente un buon lavoro, innovativo, un po’ sopra le righe a mio avviso e sopravvalutato, soprattutto per certi passaggi poco chiari e l’andamento prolisso di altri

L’autore è stato definito come il precursore tra gli scrittori del XXI secolo per stile e contenuti, “critica” che si accetta con riserva, aspettando con calma placida i romanzi che verranno, per trarre le debite conclusioni.

IL VIAGGIATORE DEL SECOLO
Andres Neumann
Ponte alle Grazie  (collana Romanzi), 2010, p. 483

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