Il bambino delle ombre, Giorgio Di Vita

    15  luglio 1606, una notte di vento, il primogenito della famiglia Van Rijn corre a chiamare il dottore. Il giorno dopo tutta la famiglia è intorno al piccolo Brandtje. E da lì ci accompagna con la sua vita, i primi passi incerti, i pomeriggi fuori a guardare i fratelli giocare a giochi per cui è ancora troppo piccolo, e allora lui sta sulla panchina, dondolando i piedi che arrivano a terra appena con le punte. E da quel gioco inizia a vedere linee, cerchi, punti… poi un’immagine. Quelle linee le riprodurrà ovunque, sul pavimento, sui muri, finché non gli verrà regalato il suo primo album da disegno, il più bel regalo che potesse avere. Così lo ritroviamo sul pavimento, immerso nei suoi disegni, che stupiscono tutti. Brandtje a 3 anni disegna, ma non come qualunque altro bambino.

    Un libro semplice, una storia semplice, piena del calore di una famiglia, riesci a immaginarti il volto e i piedini di quel bimbo, ti viene voglia di consolare quel padre, abituato alla tradizione, per cui il figlio di un mugnaio non potrà che continuare quel lavoro, che cerca di romperla per amore del figlio, che cerca di vedere un orizzonte troppo lontano da lui per dargli quel che è giusto, che ripone in lui speranze e sogni, non senza sentirsi tradito, che non riesce a capire, ma ci prova lo stesso, anche se con dolore. Senti l’amicizia di quel dottore che è quasi come un padre per Brandtje, che riesce a vedere là dove il mugnaio no arriva, e lo aiuta a seguire la strada giusta. Ti affezioni a quella domestica che a modo suo sa cambiare le cose quando proprio serve. Quella madre che parla poco ma quando parla lascia il segno, con una dolcezza infinita.

    E vivi il sogno di Brandtje. Il sogno di Rembrandt.

    IL BAMBINO DELLE OMBRE
    Giorgio Di Vita
    Giunti Editore  (collana Extra), 2010, P. 384, €. 12,00

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