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Hanno tutti ragione, Paolo Sorrentino

Tonì, è molto semplice. Il mondo si divide in due parti, come una pesca che apri a metà. C’è una metà di nazioni che abbassa la testa e si mette a produrre; siderurgia, tessile, pizze di scarola, tutto quello che vuoi tu, insomma. In pratica parliamo di quella metà del mondo che prende mezza pesca, ne scova il seme, e ci ricava una coltivazione di mille ettari. L’altra metà cosa fa? Prende la mezza pesca e se la mangia.  L’altra metà non fa un cazzo dalla mattina alla sera. L’Italia rientra mestosamente in questa seconda categoria. Non vuole lavorare. E allora che si fa? Si butta a telefono, si vedono nei salottini, chiacchierano nei retrobottega, si sparano cocktail e tartine, si fanno i bagni davanti al faraglione. E cosa fanno durante tutte queste situazioni? Chiacchierano.
Sono condannati a chiacchierare.

 

La recensione di Hanno tutti ragione, Paolo Sorrentino

Tony Pagoda è un cantante “di night” con tanto passato alle spalle (“Se a Sinatra la voce l’ha mandata il Signore, allora a me, più modestamente, l’ha mandata san Gennaro”). La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice, fra Napoli, Capri e il mondo. È stato tutto molto facile. Il talento. I soldi. Le donne. E insieme, una pratica dell’esistenza che ha coinciso con la formazione di una formidabile (e particolare) cognizione del mondo. Quando la vita comincia a complicarsi (la moglie chiede il divorzio), quando la scena si restringe (la sua band si esibisce in piazze minori), per Tony viene il tempo di cambiare. Una sterzata netta. Andarsene. Sparire. Cercare il silenzio. Alla fine di una breve tournée brasiliana, Tony Pagoda decide di restare là, prima a Rio, poi a Manaus, ossessionato dagli scarafaggi ma coronato da una nuova libertà. Senza perdere lo sguardo di eterna sorpresa per il mondo e la schiettezza di chi, questo mondo, lo conosce fin troppo bene, Tony si lascia invadere dai dubbi e dalle insicurezze che fino a quel momento, nel suo ordinato e personalissimo “catalogo” di quelli che passano per uomini, aveva attribuito agli smidollati. E scopre che tutte le risposte possono essere trovate in un infuocato tramonto.

Hanno tutti ragione è, più che un romanzo, una satira agrodolce sull’Italia contemporanea.
Sorrentino lo scrive in modo molto visuale, come se fosse proprio un film che scorre, pagina dopo pagina.
Tanto che ti sembra di intravedere, tra una scena e l’altra, il volto sornione di Toni Servillo che si mescola su quello di Tony Pagoda.
E lo stesso Pagoda altro non è che un simbolo di un paese che si è lasciato andare e che tenta di rialzarsi, con fatica, dopo anni di bagordi.

Un paese che trova la sua citazione massima nell’ultima frase scritta dal Maestro Mimmo Repetto nella prefazione al romanzo:

Non sopporto niente e nessuno. Neanche me stesso. Soprattutto me stesso. Solo una cosa sopporto. La sfumatura.

Perchè la vita, in fondo, è tutta una questione di sfumature.

 

Hanno tutti ragione
Paolo Sorrentino
Feltrinelli I Narratori, 2010, 319 pag., € 18,00
ISBN 9788807018091

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