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Blacklands, Belinda Bauer

un ragazzino di dodici anni, che indossava una cerata nera e lucida, ma senza cappello, e con un badile in mano.

La recensione di Blacklands di Belinda Bauer

Exmoor, Inghilterra. Steven ha 12 anni e da tre ogni fine settimana scava buche usando la pala regalatagli da Joe, uno dei tanti amici della mamma. Ma cosa si nasconde sotto terra e perché scava? Steven cerca il corpo dello zio Bill ucciso ad appena 11 anni da un pedofilo, Avery, tempo prima. Un giorno, durante una noiosissima lezione a scuola Steven capisce che c’è un unico modo per ritrovare il corpo dello zio nell’immensa brughiera: scrivere al killer, in prigione da anni, e chiedergli di rivelare dov’è nascosto il cadavere del povero Bill.
Avery è un  pedofilo annoiato. La vita in cella scorre lenta. Poi un giorno arriva la prima lettera di Steven ed è come se un lampo squarciasse la monotonia. Grazie a quelle lettere il killer riacutizza i suoi istinti mai sopiti e inizia un gioco pericoloso.

La mia opinione su Blacklands di Belinda Bauer

Libro d’esordio per Belinda Bauer, Blacklands ha vinto il Gold Dagger Award e venduto oltre 100.000 copie in Gran Bretagna.

La storia è davvero semplice. Una manciata di personaggi, fin dall’inizio sappiamo chi sia il colpevole,  nessuna scena raccapricciante o al cardiopalma, nessun fremito improvviso. Eppure la scrittura riesce a tenere incollato il lettore alle pagine. Merito sicuramente di una storia che non si nutre di scene agghiaccianti o sanguinarie ma di una grande introspezione psicologica dei personaggi coinvolti.

Prima di tutto il piccolo Steven, dedito alla macabra ricerca del corpo dello zio. Scava fino a 5 buche al giorno, della misura del corpo di un bambino di 11 anni. Senza posa. Scava perché la sua famiglia non ha più un centro che la tenga unita. La nonna, la povera signora Peters, come la chiamano tutti, continua ad aspettare, con lo sguardo fisso fuori dalla finestra, l’improbabile ritorno del figlio morto da anni. La mamma di Steven passa da una relazione all’altra trascurando i due figli. Steven è ignorato e quasi invisibile agli occhi della sua famiglia e anche dei professori e perseguitato dai bulli della scuola a causa della sua povertà. Ha un unico amico, Willis, con cui non va nemmeno troppo bene.

La vera protagonista della storia è la brughiera: umida di felci, spazzata dal vento, impregnata di nebbia e pioggia. Quella brughiera in cui Avery ha sepolto tutte le sue vittime. Un mondo grigio, informe, che fa da specchio ai sentimenti di Steven e alla sua vita altrettanto grigia e umida.

Una storia di solitudine, rammarico, desolazione. Una famiglia immobile, ferma al momento del rapimento del piccolo Bill.

Steven proverà a modo suo a riportare il sole in casa.

Una trama che si legge tutta d’un fiato e avvinghia il lettore che rimane imprigionato e rapito dall’atmosfera cupa, opprimente e soffocante, che pervade il libro e quando si arriva alla fine si tira davvero, e non è retorica, un gran sospiro di sollievo.
Buona lettura.
Blacklands
Belinda    Bauer
Marsilio, 2011, p. 295, €. 17,50
Disponibile anche in ebook

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