Guest Post : Il Fascino del proibito: Il Male

    “La tragedia è l’imitazione di un’azione seria, la quale mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore ha per effetto di sollevare e purificare l’animo da siffatte passioni”
    Aristotele

    Perché ci attrae tutto ciò che rappresenta il male?
    Qual’é il fascino che si nasconde in programmi televisivi (film, telefilm, talkshow, ecc..) con cadaveri, violenza di ogni tipo, assassini e scene del crimine?

     

    Quello che porta il pubblico ad appassionarsi alle “crime fiction” e alla cronaca nera, sembra essere un mix di curiosità, voglia di spettacolarizzazione, interesse per conoscere la parte più oscura dell’animo umano, e una certa dose di morbosità.
    La curiosità che spinge lo spettatore nel rimanere a guardare programmi con cadaveri, sangue, assassini, delitti ecc…, non è però di tipo culturale. La tragedia in se stessa è ripetitiva e ogni crimine ha dei precedenti. I libri di criminologia ne sono pieni. Quello che alla maggior parte della gente interessa e incuriosisce davvero, è la stretta attualità. La cronaca nera, rappresentata in TV o descritta e fotografata sulla carta stampata, ha il potere di distogliere dalla routine quotidiana, dalla normalità di una vita tranquilla. Purtroppo però la “spettacolarizzazione” di ogni genere di violenza senza alcun limite, rischia di trasformare in normalità azioni che non lo sono affatto.

    Ma il male nella sua rappresentazione, assolve un compito importante, in quanto garantisce all’osservatore la possibilità di poter prendere le distanze da chi ha compiuto effettivamente l’azione aberrante. Questo contribuisce a farlo sentire diverso ma soprattutto migliore dell’altro.
    Il male “attrae” anche perché viene considerato la violazione deliberata di alcune proibizioni fondamentali, come la violazione di ciò che Freud considerava i tabù come il cannibalismo, il rispetto per i cadaveri, il rifiuto del suicidio, l’assassinio ecc…

    In linea di principio è risaputo che il compito dell’uomo è quello di garantire la sopravvivenza della specie. Da questo concetto derivano alcuni dei nostri comportamenti, come l’istinto di procreazione e l’istinto di sopravvivenza.
    Questo ci spiega per esempio, l’irrefrenabile voglia di rallentare per osservare la scena di un incidente stradale. Rappresenterebbe il risultato di un meccanismo automatico e inconscio che ci spinge ad acquisire ogni informazione che ci permetterà in futuro di evitare di essere coinvolti in un evento simile.
    Quando ci si sofferma sul dramma, ci si interroga sul senso della vita, della morte, della presenza del male, del dolore, della colpa, del destino. In un certo senso, vedere la morte o la disgrazia altrui serve a darci l’illusione di tenerla lontana da noi.
    Il pericolo di identificazioni con modelli negativi sui quali proiettare la propria rabbia, ribellione e frustrazione è però sempre molto alto, soprattutto tra gli adolescenti o in personalità particolarmente fragili. A questo proposito, interessante è quello che sottolinea David Philips, sociologo dell’Università di San Diego, quando parla di “Effetto Werther”. Sembra infatti che il famoso libro di Goethe “I dolori del giovane Werther” (dove il protagonista muore suicida dopo una delusione d’amore), ispirò una serie di suicidi in tutta Europa.
    La rappresentazione del male, del macabro, fino all’horror, oggi è diventato un business.
    Tralasciando film o talk-show costruiti appositamente intorno ad un fatto di cronaca nera, ha riscosso un enorme successo di pubblico e di critica il Body Worlds Exibition dell’artista anatomopatologo tedesco G. Von Hagens conosciuto come Dott. Morte. Attraverso la tecnica della plastinazione (un particolare metodo di conservazione), è riuscito a produrre dei preparati anatomici che si possono conservare per tanto tempo. Ecco allora che l’esibizione della morte diventa ancor più spettacolare. La “grandiosità” delle opere è dovuta all’utilizzo di corpi veri, ed è questo che affascina il pubblico: l’attrazione morbosa per il proibito.
    Nell’arte, sono molteplici le dimostrazioni della rappresentazione del male in ogni sua forma: dalla fisicità del dolore della tragedia quotidiana e del martirio, all’atrocità delle guerre, dalla mostruosità del criminale, agli orrori del demoniaco. Esempi conosciuti li ritroviamo nelle opere del Caravaggio come “David con la testa di Golia”, “La Flagellazione” o nella “Morte della Vergine”, oppure in Rubens con “La Medusa”. La mostra “Il Male. Esercizi di pittura crudele” del 2005 a Torino, ha riscosso grande attenzione ed è stato vietato l’ingresso ai minori se non accompagnati.

    Nella letteratura, esempi noti li troviamo in C. Baudeler con “I fiori del male” una contrapposizione tra bene e male, e quest’ultimo risulta molto più affascinante, o in Kafka dove l’angoscia e lo smarrimento contraddistinguono le sue opere. Una tra tutte “Il processo”.
    Viviamo in una società sempre più avida e ambiziosa nella quale osservare la rappresentazione del male aiuterebbe a sopportare l’infelicità che la società invidiosa scatena.
    Uno dei paradossi dell’era contemporanea, lo si può riassumere nel fatto che il successo popolare della rappresentazione del male è inversamente proporzionale alla disponibilità a confrontarsi con il male reale. Più siamo concentrati sulla malvagità mediata dalla finzione cinematografica più ci allontaniamo da quella reale, tanto da arrivare a considerarla quasi come normale e quindi non più degna di attenzione e preoccupazione. E questo atteggiamento è sconvolgente.

    Per concludere, l’attrazione per il male che affascina la maggior parte delle persone, è un comportamento normale, bisogna tener presente però che in alcuni casi può assumere aspetti morbosi e anormali.

    Per approfondire l’argomento:

    Link:
    – www.igea.com
    – www.poliziaedemocrazia.it
    – www.pardonuovo.myblog.it

    Letture consigliate:
    – Di Veroli M.: Oltre ogni limite. Cronache dal bizzarro mondo dell’arte contemporanea. Ed. DEd’A
    – Baudelaire C.: I fiori del male Biblioteca Univ. Rizzoli
    – Kafka F.: Il processo Ed. Einaudi
    – Polidoro M.: Cronaca nera Ed. Piemme
    – Tolusso M.B.: L’imbalsamatrice Ed. Rizzoli

    Brano musicale:
    – Love the way you lie di Eminem ft. Rihanna

    Film:
    – Arancia Meccanica di S. Kubrick (1971)
    – Il nastro bianco di M. Haneke (2009)

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