Comincia oggi un entusiasmante “esperimento” che ci porterà a scoprire il mondo dei young adult. Chi meglio di Anna Lo Piano (Piattinicinesi, l’autrice della serie di Amelia e zio Gatto) poteva accompagnarci in questo progetto, una scrittrice che di storie per ragazzi se ne intende tantissimo. Con lei impareremo a conoscere la struttura, il modo di creare e faremo anche un pò conoscenza con alcuni titoli, senza voler insegnare a nessuno come leggere ma tentando di infilarci sottovoce in questo entusiasmante filone della letteratura non disdegnando l’utilizzo dei nuovi mezzi di lettura, applicazioni per tablet e book-reader.
Il titolo della rubrica non poteva che essere Asino chi legge (per forza): amare i libri è una cosa che viene da dentro.
Buona lettura!
Leggere per me è uno dei grandi piaceri della vita, al pari del sesso o della cioccolata. E’ un piacere fisico, sensuale, capace di trasportarti in un universi paralleli senza bisogno di allucinogeni.
Per questo non ho mai amato le liste di libri tra i compiti delle vacanze, i Promessi Sposi mandati giù come pilloloni a furia di riassunti, il capolavoro che “cosa, non hai mai letto….” e le stupide distinzioni tra letteratura alta e bassa, tra libri per grandi e quelli per bambini.Mi piacciono le cose scritte bene, che mi allargano il cuore e la mente.
A volte leggo due libri in una sola notte, a volte solo le parole di Ruzzle, perché non è che la vita è sempre uguale, e personalmente, detesto la routine.
In questa rubrica non obbligherò nessuno a leggere, né darò consigli di sorta sui titoli da scegliere. Mi limiterò a comunicare – a modo mio – il piacere della lettura.
E chi non è convinto è libero di fare sesso, o mangiare la cioccolata, con infinita approvazione.
Appassionante
Ho divorato L’amico immaginario di Matthew Dicks
Vedendomi così attaccata al venerabile supporto digitale, mio figlio Giovanni, baldo novenne, mi ha chiesto di leggergliene qualche riga. “Ancora” ha detto dopo il primo capitolo. Ed io sono andata avanti fino al quinto. E lui “e poi che succede?”. Al nono avevo le corde vocali in fiamme mentre lui mi chiedeva di rileggergli “la cacca in testa di Tommy Swinden” per la terza volta.
Ad un certo punto, però, mi è venuto qualche dubbio. Questo libro per sua natura è adatto ad un pubblico di lettori dai 12/13 anni in su, anche se parla di bambini dell’età di mio figlio. E anche se a raccontare la storia è un personaggio che appartiene alla sfera dell’infanzia: l’amico immaginario di un bambino autistico, nel libro si affrontano temi delicati, e si parla anche di morte. “Non so se è adatto a te” gli ho detto dopo un attimo di esitazione. “Chi se ne importa?” ha replicato lui “E’ appassionante”.
Ecco, a volte i figli hanno il dono della sintesi.
Perché a pensarci bene quello che davvero conta in una storia è che ti faccia venire voglia di ascoltarla, sospeso tra la voglia di sapere come va a finire e quella di rimanere per sempre in compagnia dei suoi personaggi, come se avessi attraversato uno specchio o la tela di un quadro, per immergersi, come il protagonista di Dreams (http://it.wikipedia.org/wiki/Sogni_(film)) di Kurosawa, o Mary Poppins, quando si tuffa con lo spazzacamino nei dipinti degli artisti di strada davanti ad Hyde Park, in un mondo spudoratamente falso, ma altrettanto concreto e complesso di quello vero.
Le storie che funzionano lo fanno in modo quasi magico, grazie ad una speciale combinazione di fattori. Un buon thriller è tale se ti tiene incollato fino all’ultima pagina svelandoti il mistero un po’ alla volta, con un grande uso dei tempi e delle deviazioni. Ma a volte la trama è la cosa meno importante,e contano di più le storie parallele, i personaggi secondari, le idiosincrasie dei protagonisti, che ci offrono dei punti di riferimento nel corso della narrazione. Un romanzo come L’eleganza del riccio, che ha avuto un incredibile successo, ha un finale orrendo, e intermezzi filosofici che la maggior parte dei lettori trova pesanti e noiosi, eppure chi lo comincia ne viene catturato. Merito del personaggio della concierge, che in fondo riflette la contraddizione che è in tutti noi tra ciò che siamo davvero, nel profondo, e ciò che gli altri vedono, tra involucro e sostanza, da diventare universale.
Un libro appassionante non vuol dire necessariamente scorrevole, o facile. A volte è proprio la sua difficoltà a tenerti legato, come certi amori sempre sfuggenti.
Ma quando ci si accosta alla lettura si può partire dal facile e dal vicino, per poi addentrarsi nei boschi misteriosi delle trame complicate, delle scritture ardite, dei livelli di interpretazione stratificati come millefoglie .
Ogni lettore ha il suo percorso, tortuoso, interrotto, solitario, allegro o tormentato. Che importa?
Quello che conta è la storia. Purché sia appassionante.
Versione per Kindle
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Beh direi che mi hai davvero appassionata. E credo lo comprerò. Comincerò a leggerlo io e poi aspetto che il mio cinquenne cresca ancora un po’ e glielo passerò.