Scendevamo verso Misilmeri. A sinistra, fuori dal paese, un castello arabo semidistrutto ma ancora maestoso. […] “Se avessi dovuto lavorare per altri, avrei scelto il mestiere di quell’uomo.
I rappresentanti di commercio conoscono il territorio e non si annoiano mai: vanno da un paese all’altro, al volante di macchine potenti, e non devono dare conto a nessuno…”
Una pausa e poi: “Sono buongustai e conoscono i posti in cui si mangia meglio”. E accelerò per superare una Seicento; proprio mentre la sorpassava annunciò, cambiando marcia: “Andiamo a mangiare da Spanò!”
E ancora, più avanti:
Ho ricordato l’unica donna che quel giorno sedeva al ristorante, una giovane col suo innamorato: pasta con le cozze lui, con le vongole lei, e si imboccavano a vicenda. La ragazza succhiava il mollusco con voluttà, gli occhi negli occhi di lui. Noi avevamo finito di mangiare e papà chiacchierava con il cameriere. In bocca avevo ancora il gusto delle vongole e sulle dite l’odore dell’aglio e dell’olio – non c’erano lavadita da Spanò. Guardavo la giovane coppia e sentivo uno strano benessere. Mi ritornò, imperiosa, la fame. Di vongole e spaghetti ma anche di altro. Esilarante.
Fu quello il mio primo incontro, indiretto, con le génésique
Ecco che la lettura di certe immagini, l’essere completamente immersi nel libro e nella sua atmosfera, stimola le papille e ti fa venire una gran voglia di quel bel piatto di spaghetti di cui si parla. E non solo. Ecco che la tua mente nonché il tuo stomaco prendono – autonomamente dalla tua volontà – la decisione che sì, stasera si cena così: spaghetti con le vongole.
E ok, magari non saranno quelli di Spanò, magari non saranno così prelibati come i suoi (che poi magari un salto da Spanò potremmo anche farcelo, prima o poi…), però la mia ricetta stracollaudata, migliorata e ritoccata è una garanzia: ogni volta che la preparo sono proprio fiera di me!
Ora che poi finalmente è arrivata la bella stagione (e che nessuno si azzardi a dirmi che fa caldo!) cosa può esserci di meglio che una cenetta così, con un bel bicchiere di vino e la giusta compagnia a far da contorno?
Il libro di cui stiamo parlando è delizioso, ricco di storie di vita quotidiana e di amore. E anche di tanta voglia di felicità. Di voglia di stare bene.
Il valore che ha la preparazione di un pasto in questa ricerca della felicità è ormai conosciuto. Oggi che in molti campi del ‘popolare’ si punta sulla cucina e sulla gola per ottenere consensi (dai programmi tv ad un bel po’ di libri, ultimamente anche troppo infarciti fin nei titoli di ricette) si scopre di nuovo che la cucina è utile come terapia e cura per un sacco di guai.
Scegliamola con cura, però, e amiamo con tutta l’anima i gesti necessari per la preparazione dei piatti…
Note sul libro

“Volevamo celebrare la gastronomia e i piaceri dei sensi che si incontrano nel preparare il cibo, nel servirlo e nel mangiarlo. Cucinato, condiviso, consumato da soli, regalato; occasione d’incontro, simbolo di appartenenza a gruppi e a religioni, nutrimento del corpo e della psiche, il cibo è potentissimo antidoto contro l’isolamento e la tristezza. Ce ne siamo rese conto quasi per caso. Rosario, da bambina, nella cucina di casa si incantava a osservare la trasformazione degli ingredienti in pietanza; da adulta, all’estero, cucinava per mantenere la propria identità e ha cominciato ad apprezzare dettagli che danno piacere, come organizzare e riordinare la dispensa, fare la spesa nei mercati del quartiere e cucinare con i fiori del terrazzo. Molte alunne della sua scuola di cucina londinese frequentano i corsi da anni, perché hanno imparato che cucinare aiuta a stare meglio. Simonetta, cuoca per tradizione familiare e per necessità, ha sperimentato attraverso le vicissitudini della vita il valore catartico della cucina. Per lei, la cucina e la tavola, oltre a essere elementi fondamentali dell’esistenza, costituiscono un trionfo dei sensi, della bellezza e dell’ospitalità.”
(fonte: Amazon.it)
Chiedo perdono per la lunga citazione ma mi sembrava fondamentale per capire: quella che propongo è una ricetta semplice che – come tante altre – richiede ingredienti e, soprattutto, intenzioni di qualità.
La ricetta
Spaghetti con le vongole
ingredienti (per 4 persone)- 320 g di spaghetti
- 2 spicchi di aglio
- 4 cucchiai d’olio evo (extra vergine d’oliva)
- 2 peperoncini secchi
- 500 g di vongole veraci
- 1 bicchiere di vino bianco
- 6 pomodorini (datterini o pachino)
- 1 mazzetto di prezzemolo
- Mentre bolle l’acqua per la pasta sciacquate e preparate le vongole veraci eliminando quelle che sono rotte
- Mettete un padella a bordi alti (saltapasta) al fuoco, aggiungete 2 cucchiai d’olio, l’aglio vestito ed i peperoncini secchi
- Appena l’olio scalda buttate le vongole e fatele aprire a fuoco sostenuto. Verificate che non sia presente sabbia e versate il vino, facendo sfumare sempre a fiamma alta
- Buttate gli spaghetti e quando sono quasi a fine cottura toglieteli dalla pentola senza scolare l’acqua, prelevandoli con una pinza (io lo faccio con due forchette, con la pinza non mi trovo) e metteteli direttamente in padella, a finire la cottura
- Aggiungete altro olio, i pomodorini tagliati a metà e finite con il prezzemolo tritato, amalgamando la pasta con gli ingredienti
Servite con tanto amore e voglia di essere felici come condimento!
Buon appetito!
Per tutto coloro che amano la cucina ho letto che domani sera alle 23,55 su Italia 1 ci sarà Street Food Heroes con Francesco Fichera. Si dice si parli di piatti romani https://www.facebook.com/photo.php?fbid=670148856332285&set=a.637725812907923.1073741828.637462116267626&type=1&theater
Questo piatto è uno dei miei preferiti e guarda caso sto leggendo questo libro!!