
Cagnotto se n’è uscito due giorni fa, tutto abbronzato che se n’era andato una settimana col suo fidanzato a Sharm el Sheik, con questa cosa che per rispettare lo spirito del bardo, la sua evidente passione per i doppi sensi, l’estrazione popolare del poeta e anche la … com’è che aveva detto? … ah sì, la composizione eterogenea del pubblico, nella sua traduzione volutamente provocatoria “Why, then is my pump well-flower’d” diventava (a Cagnotto Sharm el Sheik c’aveva fatto male al ciricozzolo della mandorla, sosteneva Caporeale) : “La minchia mi sta diventando dura come la punta del mio scarpino”.
Tino Cagnotto regista teatrale “d’avanguardia” perennemente depresso e a corto di fondi e di idee per un nuovo spettacolo da proporre alle amministrazioni locali per ottenerne i finanziamenti, conosce il giovane Bobo e sperando in un’avventura se ne innamora.
Ma Bobo diventa anche la sua “musa ispiratrice”, infatti è lui a dargli l’idea di ritornare al classico. Così il regista si trova a cercare di mettere in scena un “Romeo e Giulietta” in salsa siciliana, con attori dialettali e con una serie di sponsor quali baronesse, contesse e assessori che si fanno la guerra a suon di party neobarocchi e ammazzatine trasversali, sullo sfondo il matrimonio combinato tra la giovane Betty Pirrotta e Mister Turrisi che manco a dirlo serve a risolvere una questione di predominio economico.
Ma il vero centro della rappresentazione è la “toccatina” alla quale Cagnotto costringe l’attore Caporeale nei panni di Romeo che segnerà il momento tragico della messa in scena.
Le vicende più o meno noir sono sono il pretesto per raccontare in modo spassoso vizi e virtù della Sicilia attuale che sono poi quelli che possiamo ritrovare in ogni realtà provinciale italiana e ci fanno sorridere nonostante le vicende tragiche.
Sicilian Tragedi
Ottavio Cappellani
Mondadori, 2008, p. 329, €. 10,50
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