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Roberta Michelotto : La Scienza della Felicità

“A forza di umiliare l’uomo, gli si è tolto ogni fede nella sua stella, lo si è reso impotente e sfortunato. Spesso persino egli è troppo infelice, perché gli fu detto che egli è infelice. Gli furono suggerite tante malattie, che egli si agita sofferente nel letto, come se fosse realmente ammalato (…). L’uomo è talmente abituato a sentir parlare delle sue miserie, che diventa per lui una vera fatica l’ascoltare coloro che gli parlano della sua felicità (…)”.

Questo mese vorrei condividere con voi alcuni passaggi di un libro che sto leggendo e rileggendo ormai da diversi mesi. Le riflessioni custodite tra le sue pagine, contribuiscono ad arricchire i miei pensieri, le mie valutazioni e voglio pensare che rappresentino un valido e inconscio aiuto, nel migliorare il mio atteggiamento verso gli altri e verso la vita.
Sto parlando di un libro vecchio, con le pagine ormai consumate dal tempo, stampato verso la fine degli anni trenta e scoperto per caso (oppure no) tra vecchi libri di famiglia impolverati e nascosti in soffitta: La Scienza della Felicità di Giovanni Finot.
Questo è un libro che tra tanti altri mi ha incuriosito e dal quale non riesco più a separarmene.

Cito dall’introduzione: “La Scienza della Felicità promette. E molto: manterrà anche di più. Sarà una scienza deliziosa, piena di fiori d’esperienza e soprattutto di sorrisi d’uomini felici. Le lagrime, nostre inevitabili compagne sulla terra, vi appariranno certamente. Ma soprattutto lagrime dolci, prive di ogni amarezza individuale, che serviranno al profitto del prossimo….”

Il linguaggio che si legge, è d’altri tempi: dolce, avvolgente, pieno. Ogni parola è pensata e utilizzata in modo sublime affinché possa esprimersi nella sua interezza e animarsi in una frase pregna di significato.
Un libro da leggere con calma, non certo per la difficoltà degli argomenti, quanto per dedicarsi del tempo ad arricchire la mente di concetti che se pur risaputi spesso non gli si attribuisce il giusto valore. Un esempio è il principio della felicità mediante la bontà.

Cito dal libro: “Se un principio cosciente avesse potuto presiedere alla creazione dell’uomo, avrebbe dovuto tenere questo ragionamento: l’essere debole che evolvendosi, diventerà l’uomo, sarà esposto a tutti i pericoli. Soffrirà del contatto dei suoi simili. L’invidia e la cattiveria gli procureranno innumerevoli dolori. Nella lotta per la vita, i deboli saranno stritolati dai forti. In preda a costanti scoraggiamenti, perderà la fede nell’avvenire. Avrà bisogno d’un focolare di calore per vivificare la sua coscienza depressa. E l’uomo ricevette, in quest’occasione, il dono di una forza benefica. Compagna infaticabile delle sue gioie e delle sue ricchezza, non l’abbandona mai. Fanciulli e adulti, uomini maturi e uomini vecchi, tutti approfittano della sua azione celeste. L’umanità le deve la miglior parte del suo passato e del suo presente. Tutto porta a credere che l’avvenire le dovrà assai più dei tempi trascorsi. Eppure non cessiamo dal calunniare i suoi atti, dal deridere i suoi moventi, dal mettere in ridicolo i suoi sforzi. Essa avrebbe potuto lasciare l’uomo. Abbandonandolo alla sua sorte avrebbe fatto un atto di giustizia. Invece ha preferito di restare con lui, giacchè essa è la Bontà”.

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E ancora: “Il genio scende in esseri rari. La ricchezza sceglie spesso i suoi eletti come una moneta d’oro che caca inopinatamente sopra un letamaio. La nascita prodiga i suoi privilegi colla cecità del caso. Non vi è che la Bontà che stenda le braccia fraterne a tutti gli uomini. Essa non fa alcuna distinzione fra grandi e piccoli, fra credenze, sessi, ed età, fra poveri o ricchi, fra uomini di genio o di talento. Tutti possono praticarne il culto. L’uomo più misero o più infelice conserva il privilegio d’essere buono e di esercitare la bontà. I suoi fedeli, donde essi le vengano, le sono egualmente cari”. Ma attenzione: La bontà che agisce al di fuori della coscienza è un atto di debolezza irriflessiva e irragionata. Come un arma ben regolata, la bontà non esplode senza motivo. Esercitata alla cieca, può creare qualche bene, ma la sua azione crea anche l’infelicità: può aiutare i forti contro i deboli; abbassare gli umili e passare con indifferenza davanti alla sofferenza e alla sventura. La bontà veramente degna di questo nome è sempre ragionata”.

Personalmente ritengo che questi pensieri (così come tutti quelli contenuti in questo libro) possano essere condivisi e accettati in quanto valori universali e per questo immortali.
È un libro che conduce ad una riflessione interiore, mai banale e fortemente attuale nella rivalutazione di valori e priorità. È una lettura che può essere fatta senza uno schema preciso, senza seguire per forza l’ordine delle pagine perché non si perde mai il filo del discorso.
A me ha toccato il cuore e inebriato la mente. Non ne potrò più fare a meno.

 

La scienza della Felicità
Giovanni Finot
TReves Ed. , 1909

1 COMMENT

  1. Sai che è bellissimo l’amore che si legge in queste parole? Ce n’è bisogno.
    E lo so che scrivere questo è scrivere luoghi comuni, lo so. Però ogni tanto fa bene anche non cercare di essere per forza così originali, no?
    Esercitiamo alla bontà, con attenzione e ragionamento. Siamo più buoni. Fa bene a tutti.
    Grazie Roberta!

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