
Ho sentito qualcosa di umido sulla mano e mi sono svegliato. Era una goccia. All’inizio ha traballato su una nocca, come una piccola sfera che si assesta sul piano dov’è caduta, poi si è sfaldata e ha cominciato a colare.
La recensione di Fancy red, Caterina Bonvicini
Filippo è un gemmologo per la Sotheby’s. E’ un uomo rispettabile, almeno fino a quando, in una notte di estate, si sveglia in una lussuosa camera che non riconosce in Grecia.
Accanto a lui c’è una donna di cui non sa niente.
Lì vicino sua moglie Ludovica, per tutti Ludò, morta.
Viene spontaneo incolpare la sconosciuta.
“Sei stata tu?”
“No, sei stato tu”.
Nel panico, aiutato dalla ragazza, Filippo getta Ludò in mare.
Per tutti è annegata, nuotando ubriaca.
L’incontro con Ludò risale a cinque anni prima. Lei è una giovane ribelle, figlia adottata di un finanziere milanese, che vende tutti i gioielli ereditati dalla madre tranne uno: un Fancy Vivid Red, un diamante rosso rarissimo che lei porta tranquillamente al naso come piercieng.
Filippo si innamora di lei e del suo diamante. Proprio lui che come regola ha che i diamanti si possono ammirare ma non possedere, quando vede Ludò e il suo Fency Red perde la testa.
Si amano di un amore geloso e passionale, che li porta in giro per il mondo tra tradimenti veri o presunti.
Fino a quella notte fatale in Grecia, di cui Filippo non ricorda nulla.
Ma dieci mesi dopo il diamante ricompare e il padre di Ludò è determinato a far riaprire il caso e a scoprire la verità.
Il Fency Red torna a tormentare Filippo mettendolo alle strette.
Un romanzo incalzante, ambientato in mezzo mondo ma che parte dall’Italia, con un flashback che racconta l’infanzia di Ludò così vividamente durante l’assedio di Sarajevo.
Un thriller psicologico, costruito come un ottaedro, struttura cristallina della gemma, che tiene incollato fino all’ultima pagina.
Fancy red
Caterina Bonvicini
Mondadori, 2018, 300 pag.,