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In un futuro aprile, Marco Loprete

“Il ricordo di Vittoria continua a pulsarmi nella tempia, e con esso la rabbia. Non ho lasciato detto nulla a nessuno, nemmeno ai miei. In lontananza suonano delle campane, ma oggi non ho capi né padri, neanche eterni. Oggi sono orfano di speranze, sono il figlio della deriva che cerca di tenersi a galla nel mare del caso.”

 

La mia recensione di In un futuro aprile, Marco Loprete

Un racconto che scava nell’esistenza, nell’essere, nel cuore, in fondo in fondo in fondo.
Un racconto che ho letto con molta lentezza soprattutto nella prima parte: il linguaggio è ponderato, scelto parola per parola e questo fa soffermare sulle righe più di quanto un lettore farebbe di solito.
Non pesante, quindi, ma lento.
E dato che l’argomento è l’esistenza, la conoscenza di sé, la ricerca della verità, questa lentezza ci sta tutta.

Per mettere in atto questa ricerca Marco Loprete e il suo alter ego partono dal corpo: capelli, pelle, gola, mani, cuore, viscere, gambe. In ogni capitolo si scava, con la forza della memoria, con un rasoio tagliente che apre vecchie ferite, con lo specchio che ci mette di fronte al passare del tempo.
Si parte da qui per ritrovare se stessi e la propria verità: su una spiaggia rifugio d’infanzia, camminando sul bagnasciuga, facendosi inondare dal passato, dai suoi ricordi e dalle emozioni.
Perché in fondo è proprio dal passato che si può ritrovare il presente.
E magari anche il proprio futuro.

“Non è una vittoria ma neppure una resa. La felicità forse è impossibile, ma occorre fidarsi, occorre vivere.”

In un futuro aprile
Marco Loprete
Ensemble (collana Officina), 2019, pag. 160, € 15,00
ISBN-13: 978-8868813468

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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