
A Monterosso, la paura dell’alluvione non passa mai. Anni prima, dopo incessanti giorni di pioggia, l’acqua dei torrenti si era mischiata col fango, con la roccia e la terra della collina franata. In un moto di orgoglio distruttivo, libera dall’alveo in cui era costretta, aveva percorso i carruggi, incurante di ciò che trascinava con sé. Le macchine nuotavano surfando sulla corrente violenta che massacrava cantine, case, strade.
Dopo la tragedia, la disperazione, il dolore e la fatica per liberarsi da tutto quel fango – la solidarietà esplosa, le visite delle istituzioni con fotografi e giornalisti al seguito, il ritrovato senso di appartenenza mentre nel resto d’Italia la commozione per il dramma si placava nel giro di ventiquattr’ore – i bar si erano fatti più belli, contemporanei. I muri ristrutturati, gli arredi ricercati, i colori visti sulle copertine delle riviste, le luci calde e soffuse, il legno spazzato via dalla modernità per lasciare spazio a materiali differenti: le lacche, le cere, gli specchi e i neon.
La recensione di Splendeva l’innocenza di Roberto Camurri
Luca ha quarant’anni, vive a Monterosso, in Liguria, e gestisce senza particolare passione il bar di famiglia. La sua quotidianità si trascina tra turni di lavoro, social network e i chiaccherate con gli amici di sempre, Pietro e Alessio. Alle spalle, una relazione complicata con Giulia e un amore adolescenziale mai dimenticato: Valentina.
La narrazione si snoda su due piani temporali intrecciati. Da una parte, il presente, segnato dall’apatia e dalla disillusione e dall’altra, l’estate del 2001, quando Luca, fresco di maturità, si innamorava perdutamente di Valentina e partecipava, con lei e Alessio, al G8 di Genova. Quella che doveva essere un’occasione di impegno e idealismo si trasforma in un trauma collettivo, che lascia cicatrici profonde nei corpi e nei legami.
Nel presente, la scomparsa improvvisa di Alessio costringe Luca a guardarsi dentro e a fare i conti con il passato.
La mia opinione di Splendeva l’innocenza di Roberto Camurri
Splendeva l’innocenza è un romanzo intenso che racconta bene i sogni, le difficoltà e i cambiamenti di una generazione che si è trovata a crescere senza certezze. Lo stile di Roberto Camurri è chiaro ma profondo, capace di far immaginare luoghi, emozioni e persone in poche righe. I suoi personaggi sono veri, pieni di paure e difetti, e proprio per questo ci si affeziona facilmente.
L’autore unisce con naturalezza la storia personale del protagonista con momenti importanti della storia recente italiana, come il G8 di Genova. Parla della perdita dell’innocenza, dell’amicizia, dell’amore, ma anche del dolore e del bisogno di rimettere insieme i pezzi per ricominciare.
Questo libro mi ha colpita fin dall’incipit perché mi ha riportata con forza all’alluvione di Faenza. Le sensazioni raccontate da Camurri – lo smarrimento, il bisogno di ricominciare, il senso di vuoto che rimane quando l’attenzione finisce – le ho vissute anch’io. È stato come ritrovare, tra le righe, uno spazio in cui riconoscermi.
Splendeva l’innocenza è un romanzo da leggere perché ci ricorda quanto le nostre storie personali siano legate a quelle degli altri, e come anche nei momenti più difficili ci sia sempre una strada per ritrovare noi stessi.
Buona lettura.
Splendeva l’innocenza
Roberto Camurri
NN Editore, 2025, 192 pag., € 17.00