
Cosa rimane dell’essere umano quando rinuncia al trucco, al naso posticcio, alla pancia imbottita, in altre parole: alle maschere?
Come operare questo lavoro di rinuncia, di spoliazione?
La recensione di Spezzare il controllo della mente. Jerzy Grotowski e la vita come espressione, Armando Canzonieri
Jerzy Grotowski e il “teatro povero”: l’attore come “artigiano che intraprende un processo di spoliazione alla ricerca di forme espressive e di esposizione del sé agli occhi degli altri”. L’esercizio teatrale diventa il mezzo per “spezzare il controllo della mente” e sbloccare l’espressione autentica di sé.
Il testo punta a chiarire il metodo del regista polacco per far sì che il teatro diventi un mezzo per liberarsi ed esplorare, un laboratorio vivente di gesti e sensazioni.
Entri e la sala è buia. Le fila di sedie spingono il tuo sguardo verso il fondo, dove una luce, cadendo dall’alto, disegna un quadrato sulle assi di legno del palco. Qualcuno, in solitudine, accompagnato solo dal suo parlare, è intento a ripetere un gesto.
La mia opinione su Spezzare il controllo della memnte. Jerzy Grotowski e la vita come espressione, Armando Canzonieri
Se l’attore esprime, egli vuole esprimere.
Allora è di nuovo la divisione.
C’è una parte che ordina
e una parte che esegue gli ordini.
La vera espressione, si potrebbe dire, è quella dell’albero.
Devo ammettere che la lettura di Spezzare il controllo della mente. Jerzy Grotowski e la vita come espressione, di Armando Canzonieri, non è stata facile: non ho alcuna esperienza pratica di teatro, rimane un luogo per me assolutamente misterioso e affascinante. Proprio per questo provo ad avvicinarlo quando posso, ma finora sono riuscita a osservarlo solo dal lato della platea, del pubblico. Molto più interessante credo proprio che sia l’altro lato, quello degli attori e di tutta la compagnia che sta dietro le quinte…
Capire il modo di avvicinarsi e di viverlo, come protagonista attivo, è interessante anche se non così immediato. E ancora più interessante è il lavoro di ricerca sull’essere umano che personaggi come Jerzy Grotowski fanno / hanno fatto / faranno per capire l’Uomo:
«Non è l’avventura teatrale che è importante nella vita, ma la vita come avventura, questo è importante. All’inizio per me il teatro è stato unicamente il pretesto, lo pseudonimo della vita come avventura, un raggio in più. Il teatro non è stato niente di più per me, mai; l’attore era lo pseudonimo per dire essere umano, niente più”.
Per poter affermare di aver capito, tutto, profondamente, dovrei leggere e rileggere ancora e ancora e ancora, e molto probabilmente provare a mettere in pratica. Oppure stare. Semplicemente essere. Come l’albero, che secondo Grotowski è “la vera espressione”.
Ecco, diciamo che questa è solo l’apertura della porta che apre a un nuovo mondo da esplorare e imparare a percorrere: chissà se domani, fra qualche tempo, non tornerò su queste pagine con più coscienza e conoscenza? Chissà se riuscirò a comprendere tutte le sfumature dei concetti che Armando Canzonieri ha spiegato e raccolto in questo testo, che è anche una dedica, o meglio come dice lui:
Una lettera d’amore tardiva. Un piccolo tributo a un uomo che non ho mai incontrato personalmente ma che con le sue idee – con quel che ho recepito delle sue idee e della trasmissione delle stesse – ha segnato in maniera indelebile la mia esistenza.
Chissà.
Spezzare il controllo della mente. Jerzy Grotowski e la vita come espressione
Armando Canzonieri
Le Pecore Nere, 2026, p. 126, €. 13,00