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L’espresso per Blackpool, Andrew Martin

Sporsi la testa ancora una volta, ma fui costretto a rientrare subito perché non riuscivo a respirare. Avevo visto alcuni raggi di sole illuminare i binari. Dopo aver preso un profondo respiro ci riprovai, stavolta voltandomi a guardare indietro. A diverse miglia di distanza, dietro di noi, oltre i campi, vidi un treno che si muoveva lentamente, ad andatura trasognata o, quantomeno, tale la giudicai paragonandola alla nostra. Sapevo che era il treno che partiva alle otto e trentasei dal Joint di Halifax, l’espresso che tutti i giorni, domeniche comprese, andava a Blackpool e ci aveva seguito per tutto il tragitto, ma era comparso alla vista solo ora sulla piatta campagna del Fylde.

La recensione di L’espresso per Blackpool di Andrew Martin

Jim Stringer è fuochista sui treni. Siamo nel 1905 in Inghilterra, ad Halifax.
Jim sgobba alacremente e il suo lavoro gli piace molto. Sposato da poco si gode la sua nuova vita finché durante una gita di Pentecoste a Blackpool una pietra messa di proposito sui binari provoca un incidente. Da quel giorno Jim ripenserà a quello che è successo e ad alcune strane coincidenze e si metterà in cerca del sabotatore della linea ferroviaria con l’unico scopo di trovarlo e consegnarlo alla giustizia.

La mia opinione su L’espresso per Blackpool di Andrew Martin

Questo libro è il nulla assoluto. La trama è davvero inconsistente. I vari personaggi si muovono all’interno del libro senza un senso logico. La storia ha un unico punto di vista, quello di Jim, e questo a lungo andare chiude la vicenda su se stessa facendola diventare claustrofobica anche perché Jim non è particolarmente scaltro né intelligente e spesso le sue elucubrazioni sono al limite dell’assurdo. Il rapporto stesso tra Jim e la moglie è pressoché inesistente tanto che al lettore viene da chiedersi perché una giovane donna sveglia e capace si sia andata a impelagare con un tipo come quello.

La cosa migliore del libro è sicuramente una copertina e un lancio pubblicitario molto accattivanti che convincono il lettore, si è scomodato addirittura un paragone con Dickens, ma alla fine l’impressione generale, mano a mano che si procede nella lettura è una scatola vuota; probabilmente una scatola molto bella, decorata, antica ma che non contiene nulla e difficile da inserire in un qualunque ambiente.

Alla fine delle 390 pagine al lettore rimane, di tutta la storia, l’immagine della Blackpool di inizio novecento, le donne in bianco e gli uomini con la paglietta in testa che camminano di fretta lungo le stradine in discesa, l’oceano che risplende in basso, i giardini con le fontane e i teatri dove si esibiscono i grandi artisti della ventriloquia.
Buona lettura.
 

L’ espresso per Blackpool
Andrew Martin
Neri Pozza, 2006, p. 368, €. 18,00

 

 

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