
Mi portarono via in camicia da notte.
Ripensandoci, i segnali c’erano tutti: foto di famiglia bruciate nel camino, la mamma che nel cuore della notte cuciva l’argenteria e i gioielli più belli nella fodera del suo cappotto e il papà che non tornava dal lavoro. Il mio fratellino, Jonas, continuava a fare domande. Anch’io ne facevo, ma forse mi rifiutavo di riconoscere i segnali. Solo più tardi mi resi conto che la mamma e il papà intendevano scappare con noi. Ma non scappammo.
Lina è una ragazza lituana, sedicenne e di famiglia benestante, vive con i genitori e il fratellino Jonas, una vita ovattata la loro, ma in una sola notte la sua esistenza verrà stravolta, i polizziotti russi irrompono nella sua casa la notte del 14 giugno 1941, le impongono di fare in fretta i bagagli e prepararsi per l’ignoto.
Lina e i suoi familiari escluso il padre vengono caricati su un vagone per il bestiame insieme ad altre persone , tutte benestanti e colte, in un lungo viaggio verso il nulla.
Lina ci racconta gli stenti le umiliazioni e le sofferenze del viaggio sui carri bestiame e dell’arrivo nei campi di deportazione, vede i suoi compagni litigare, perdere la dignità e molto spesso morire di stenti o malattie.
Mi hanno tolto tutto.
Mi hanno lasciato soltanto il buio e il freddo.
Ma io voglio vivere. A ogni costo.
Ma Lina riesce a resistere e, attraverso i disegni che realizza di nascosto per comunicare con il padre deportato in un altro campo, sfoga tensioni e paure e mantiene la sua dignità, non abbandonando mai la sua umanità e le sue speranze.
Ispirato da una storia vera che non è mai stata raccontata perchè ai soppravvissuti è stato vietato : un romanzo coinvolgente che tratta di un argomento durissimo, ma che è “piacevole” da leggere, perchè la protagonista nonostante la sofferenza non perde mai la speranza di sopravvivere e non si lascia mai andare alla disperazione.
Avevano spento anche la luna
Ruta Sepetys
Garzanti, 2011, p. 298, € 18,00