
Dio ci ha messi in un corpo da animali e ha cercato di farci comportare da esseri umani. È da qui che nascono tutti i problemi.
La recensione di Il piccolo campo di Erskine Caldwell
Siamo negli anni trenta in Georgia e il vecchio vedovo Ty Ty ha un’unica ossessione ormai: l’oro.
Non pensa che a quello.
Si è convinto che sotto le zolle dei suoi campi ci sia un filone d’oro, immense pepite che aspettano solo di essere dissotterrate.
E così smette di dedicarsi al lavoro dei campi, lasciando all’agricoltura un misero spazio lavorato da due braccianti di colore, e passa tutta la giornata, aiutato anche dai figli, a scavare.
Ty Ty si crede però un buon diavolo tant’è che ha dedicato un acro di terreno al Signore e ha solennemente promesso che tutto quello che verrà prodotto in quell’acro sarà dato alla Chiesa.
Temendo però che ci possa essere dell’oro proprio là, Ty Ty sposta continuamente quella parte di terreno continuando la sua febbrile ricerca dell’oro.
Ed è proprio una febbre quella che lo brucia, quella che lo porta a decidere di aver bisogno di un albino, intravisto nei dintorni, che ha fama di poter trovare i filoni nascosti.
Una febbre che ammala la sua anima e quella della famiglia, famiglia senza ideali, punti di riferimento o dignità.
La mia opinione su Il piccolo campo di Erskine Caldwell
Il piccolo campo fu pubblicato nel 1933 e generò subito scandalo per il linguaggio crudo e gli espliciti riferimenti sessuali.
Portato in tribunale, fu vietata la trasmissione del romanzo e arrestato l’autore.
Le proteste scatenate dagli scrittori americani portarono alla scarcerazione a alla completa assoluzione di Caldwell e nel corso degli anni il romanzo vendette più di dieci milioni di copie
Romanzo sicuramente forte e crudo dove nessuno dei molti personaggi raccoglie le simpatie del lettore.
Sono personaggi deboli impotenti dinanzi alle propri debolezze.
Molti i temi del romanzo: la lotta contro i licenziamenti, la debolezza del singolo di fronte ai potenti, la meschinità dell’animo umano pronto a giustificare le proprie azioni e manie.
Una storia dove i personaggi si usano a proprio piacimento, dove la famiglia c’è perché esiste un legame di sangue ma dove si sente la mancanza di un rispetto e di un affetto profondi.
Una storia di lucida follia, quella di Ty Ty verso l’oro ma anche quella della passione sessuale brutale dei vari uomini del romanzo verso Griselda e Darling Jill.
Una critica all’abbandono dei campi, della sana vita rurale per rincorrere un’utopia malata.
Un romanzo davvero bello che ho avuto la fortuna di comprare per caso ad una bancarella durante una festa estiva.
Un colpo di fortuna si può dire.
Perché pur amando molti gli scrittori americani non avevo avuto mai la ventura di imbattermi in Erskine Caldwell.
Continuare ad ignorare l’esistenza di questo piccolo grande romanzo sarebbe stato imperdonabile.
Nel 1958 uscì l’omonimo film per la regia di Anthony Mann.
Il piccolo campo
Erskine Caldwell
Fazi Editore, 2013, p. 247, €. 17,50
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