
“Alla fine ha incrociato il mio sguardo. Eravamo a Nizza, all’inizio del boulevard Gambetta. Lui stava in piedi su una pedana, dietro una bancarella piena di giacche e cappotti di pelle e io mi ero fatto largo tra i curiosi attratti dai suoi imbonimenti. Al vedermi, ha perso la sua parlantina da ambulante e si è messo a parlare in tono brusco, come per prender le distanze dall’uditorio e farmi capire che il lavoro che stava facendo, lì, per strada, non era degno di lui.”
In una piovosa Nizza Jean incontra un uomo che non vedeva da sette anni.
Mentre i due parlano si sente subito la presenza di qualcosa di misterioso, un indizio, un vedo non vedo, sento non sento.
Ripercorrono insieme il ricordo di un posto lontano in riva alla Marna e una certa Sylvia…
Inizia una serie di flashback, che in me hanno creato un po’ di confusione, e una situazione non risolta, incompleta.
Un “giallo” che si tinge di “rosa” nel finale.
Eravamo come gli altri, non avevamo niente di diverso dagli altri, in quelle domeniche d’agosto.
Un romanzo passato inosservato, il decimo da lui scritto, molto francese, anzi parigino, con i tempi lenti.
Buona lettura!
Domeniche d’agosto
Patrick Modiano
Feltrinelli, 1986, p. 132, € 8,50