Home Classici Povera gente, Fëdor Dostoevskij

Povera gente, Fëdor Dostoevskij

Oh, che peste questi romanzieri! Invece di scrivere qualcosa di utile e piacevole che ti sollevi, si danno a scovare tutti i fatterelli e le miserie della vita. Per me, gli proibirei di scrivere. Figurarsi: leggi, e tuo malgrado pensi, e ti vengono in mente ogni sorta di sciocchezze…

Opera prima di Dostoevskij, Povera gente è un breve romanzo epistolare che lo scrittore russo iniziò nel 1844, all’età 23 anni, e pubblicò nel 1846 dopo numerose riscritture.

La recensione di Povera gente, Fëdor Dostoevskij

“8 aprile
Varvara Alekséevna mia impareggiabile!
Ieri sono stato felice, felicissimo, arcifelice! Una volta almeno, caparbietta che siete, mi avete dato retta. Verso le otto di sera, mi sveglio (voi già sapete, cara, che dopo l’ufficio mi piace schaicciare un sonnellino), prendo la bugia, preparo i miei fogliacci, tempero la penna, e così a caso alzo gli occhi… parola d’onore, il cuore mi dà un tuffo! (…) Vedo alla vostra finestra una cocca della tendina ripiegata e appuntata al vaso di gelsomini, proprio come io una certa volta vi accennai”

Makar, oscuro impiegato statale di quasi cinquant’anni, e Varvara, una giovane orfana che a stento si guadagna da vivere con modesti lavori di cucito, pur abitando nello stesso caseggiato – le finestre delle loro stanze danno sullo stesso cortile interno e ognuno può vedere quella dell’altro – intrattengono un’amichevole corrispondenza che durerà alcuni mesi, fino al giorno in cui la povertà e una salute sempre più cagionevole inducono Varvara ad accettare la proposta di matrimonio di un ricco possidente. La partenza di Varvara getta Makar nella disperazione.
Già in questo suo primo romanzo, Dostoevskij dà vita al suo “piccolo uomo”, uno dei temi conduttori nella letteratura russa del XIX secolo. Makar Devuskin si colloca infatti accanto a Samson Vyrin, del Mastro di posta puskiniano, o ad Akakij Akakievič, protagonista del Cappotto di Gogol, i suoi due illustri predecessori. È l’uomo di umili origini, che occupa i gradi inferiori della scala sociale. Un “uomo senza qualità”, mite e di buon cuore. Antieroe che si contrappone all’eroe della letteratura romantica.

La mia opinione su Povera gente, Fëdor Dostoevskij

Leggere Povera gente è stato tornare ai romanzi che ci facevano leggere a scuola, ma con qualcosa in più: il “non obbligatorio”, che alleggerisce da un peso e facilita lo scorrere delle pagine.
C’è anche da dire che è stato molto piacevole immedesimarsi in personaggi con una vita assolutamente diversa dal nostro quotidiano, circondati da povertà e grandissimi sacrifici da fare ogni giorno, obbligati alla scelta tra il mangiare a pranzo oppure a cena, in un mondo freddo, ostile e anche antico.
E’ anche stato sorridere di tenerezza, quando la gioia dei due corrispondenti / amici / innamorati si riduce ad un semplice gesto in codice, al togliersi alcune delle poche monete possedute per fare dono di un libro tanto amato, o anche solo di carta e penna per continuare a scriversi. Tutto per vedere un sorriso sulle labbra dell’altro.

“L’uomo senza qualità” descritto da Dostoevskij è in realtà di una tenerezza disarmante, ha un carattere umile e incredibilmente buono, che mi ha conquistato. La vita misera che subisce suo malgrado è terribile, come doveva esserlo quella di molti poveri abitanti della Pietroburgo dell’epoca e non solo. E la capacità coinvolgente di Dostoevskij di farci immedesimare e di soffrire con i suoi protagonisti mi ha convinto a frequentarlo più spesso.

Dopo questa prima esperienza col suo mondo tornerò a trovarlo prestissimo, giuro!

Povera gente
Fedor Dostoevskij
Feltrinelli, 2016, p. 192, €. 9,00

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Exit mobile version