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Tutte le cose della nostra vita, Hwang Sok-Yong

Eppure, com’è sempre stato, dei nuovi fiori faranno capolino al vento, e nuove foglie cresceranno sopra i rami bruciati e tra loro nuovi germogli di miscanto sbocceranno. Sbocceranno ancora. Come hanno sempre fatto.

La recensione di Tutte le cose della nostra vita di Hwang Sok-Yong

Un ragazzo di quattordici anni che si fa chiamare Occhioapalla e sua madre vivono nella periferia di una grande città arrabattandosi con un piccolo banco al mercato mentre del padre arrestato tempo prima e mandato in un centro correttivo non si hanno più notizie.

La donna incontra un vecchio amico che le offre la possibilità di trasferirsi a Isola fiorita, un’enorme discarica a cielo aperto dove gli operai vivono in baracche e raccolgono e dividono la spazzatura.
La proposta rappresenta una sicurezza economica migliore della piccola bancarella che gestisce e insieme al figlio si trasferisce.
Isola fiorita è un enorme mostro che vomita immondizia a ritmo serrato. Là Occhioapalla conoscerà Pelatino, un ragazzino più piccolo che per lui diventa quasi un fratello.

La mia opinione su Tutte le cose della nostra vita di Hwang Sok-Yong

Ambientato in Corea del Sud negli anni ottanta durante la dittatura del generale Chun Doo-hwan, Tutte le cose della nostra vita è un libro scritto in stato di grazia. Pur raccontando una storia amara di povertà e vita misera – quanto deve essere tremenda la vita all’interno di una discarica? – il romanzo di Hwang Sok-Yong si divora in un pomeriggio.

Isola fiorita non ha nulla di bello. Montagne di spazzatura ogni giorno vengono alzate e poi abbassate a furia di raccogliere tutto il materiale che può essere rivenduto e con il quale si costruiscono anche le baracche in cui vivono gli operai. Baracche di polistirolo, lamiera e cartone, pochi metri quadri per dormire e mangiare in un mondo di fumo e miasma continuo che impregnano pelle e vestiti. Eppure Occhioapalla e Pelatino amano quel posto, quel mondo dove vero e irreale si mescolano, dove i cani abbandonati trovano rifugio a casa di una donna capace di parlare con i morti e dove Pelatino stesso vede luci azzurre e famiglie che non ci sono più.

Isola fiorita è il frutto dell’economia dirompente di quegli anni, dell’incremento dei guadagni e della possibilità di acquisto dei cittadini. Siamo ancora lontani dal concetto di fast fashion eppure quando l’autore descrive i camion della spazzatura che all’alba arrivano a Isola fiorita per scaricare tutto quello che hanno raccolto lungo le strade non si può non pensare a come ciò che scegliamo di comprare contribuisca a creare isole fiorite in tutto il mondo.

Un romanzo crudo e vero dove non ci sono premi finali né deus ex machina pronti a ribaltare la realtà ma che racconta attraverso gli occhi di due adolescenti il boom economico e le pesanti conseguenze in termini sociali e ambientali.
Buona lettura.

Tutte le cose della nostra vita
Hwang Sok-Yong
Einaudi, 2020, p. 169, €. 18,00

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