
Guardando la chiesa affollata padre Jolliffe si chiese quali fossero i pazienti grati a Clive per aver lenito i loro dolori e quali invece stessero commemorando un altro genere di sollievo; e tra questi ultimi, quanti fossero inquieti come lui riguardo all’eredità che il morto poteva aver lasciato.
La recensione di La cerimonia del massaggio, Alan Bennett
Clive Dunlup, trentacinquenne massaggiatore del mondo dello spettacolo, ha avuto letteralmente per le mani la crème de la crème – ambosessi – di Londra.
Ma è morto misteriosamente in Perù e tutti i suoi “amici” si ritrovano sei mesi dopo per partecipare ad una commemorazione in suo nome: personaggi dello spettacolo, starlette della televisione, ministri e mogli dei ministri, presentatori e giornalisti.
Venuti alla cerimonia più per dire “Guarda chi c’è seduto lì!” che per compiangere le mani d’oro dell’amato Clive. E non solo le mani, azzardiamo a pensare.
Assiste alla celebrazione l’arcidiacono Treacher, lì per osservare e registrare l’andamento dell’evento, dato che padre Jolliffe è stato messo sotto osservazione: l’occasione giusta per valutare i suoi comportamenti e la sua capacità di gestire la funzione in vista di una possibile promozione… Sempre che padre Jolliffe non si faccia scappare di mano la gestione delle persone.
Un tempo sarebbe stato sufficiente annunciare l’inno e i fedeli avrebbero saputo cosa fare, e cioè alzarsi. Inni in piedi, preghiere in ginocchio. Oggi funziona così: alle preghiere si sta seduti, agli inni si aspetta di vedere cosa fanno gli altri.
La mia opinione su La cerimonia del massaggio, Alan Bennett
Di una leggerezza speciale, questo romanzo breve… della leggerezza di cui si ha bisogno in certi momenti; di quella che – pur sempre parlando di un’occasione non piacevole, un funerale – si spera di poter vivere e respirare, ogni tanto.
Alan Bennett ha questa capacità: di fare di ogni occasione particolare (o almeno, di quelle che ho letto io per il momento) una possibilità di quiete. Si volta l’ultima pagina con un sorriso sereno, con la consapevolezza di aver passato del tempo di qualità, breve ma denso, ironico ma saggio, mondano ma intimo.
Che bellezza, il racconto – quanto dura? un’ora? due al massimo? – della commemorazione del defunto Clive. Un massaggiatore. Uno stallone. Un delicato compagno di viaggio. Un amante di Schubert e dei cani. Un cuoco d’alta cucina, anche. Un amico. Un accompagnatore. Ma chi era veramente, Clive? E perché è morto? (Quest’ultima domanda se la fanno tutti, ma sembrano non voler ammettere il motivo per cui sono così preoccupati… a dire il vero gira l’ipotesi – quasi una certezza – che la prematura dipartita dell’instancabile massaggiatore sia da attribuirsi all’aids e in molti sembrano temere di essere stati contagiati durante qualche “seduta di massoterapia”…)
Se avete qualche ora a disposizione e sentite il bisogno di chiudere la vostra lettura con un sorriso tra il malinconico e il sollevato, se credete di dover leggere qualcosa di intelligente ma non spocchioso, La cerimonia del massaggio è la lettura giusta per voi.
Anna Marchesini – che lo ha portato spesso a teatro – parlava di Alan Bennett con queste parole: Scovare le pulci nei materassi della classe borghese è l’amabile vizio di Bennett, che mette nel suo racconto dei borghesi sempre un po’ “difettati”.
E ne La cerimonia del massaggio queste pulci saltano tutte fuori, altroché! Humor britannico, stoccate affilate alla chiesa, alla politica, a chiunque passi nei pressi della chiesa in cui si svolge la funzione. E una spirale in cui i pensieri del prete – “amico” anche lui di Clive, almeno quanto gli altri partecipanti alla funzione – vengono a galla in un mix di dettagli più o meno scabrosi della vita del defunto.
Da leggere, il massimo delle stelline possibili!
La cerimonia del massaggio
Alan BennettAdelphi; 2002, p. 104, €. 10,00