
Perché la vita, piccolo fratello, è solo questo. Si getta il bastone bianco di notte e tutti gli corrono dietro, alla cieca. Alcuni cercano di vincere a spese degli altri, e altri lo fanno solo per divertirsi. Ce ne sono che si battono a morte per quel pezzo di legno, oppure se la ridono e ne approfittano per sfiorare l’amore. Rubare un bacio. Sparire per un momento, mano nella mano, il fiato grosso, le guance imporporate.
La recensione di Aysuun. Figlia della steppa, Ian Manook
È il 1930 e i sovietici lanciano una “campagna di pacificazione” nei territori della Mongolia e della Tuva per sradicare la cultura nomade. Non hanno pietà per nessuno: saccheggiano le yurte, massacrano i bambini, uccidono chiunque si metta sulla loro strada.
Aysuun e la sua famiglia – insieme a tutti gli abitanti del loro piccolo villaggio nomade – subiscono l’attacco delle truppe russe, lei e sua madre sono le uniche che sopravvivono, portando con sé i segni indelebili dell’odio.
Venticinque anni dopo Aysuun incrocia di nuovo il colonnello Kariakin, lo riconosce e decide che è giunto il momento di vendicarsi.
Ian Manook ci strattona d’improvviso e ci porta “nella terra di Yeruldelgger, la Mongolia selvaggia, tra bivacchi sotto le stelle e cavalcate senza meta, saggi sciamani e inquietanti superstizioni”.
Allora, vuoi conoscere la mia leggenda, è così? (…) Per capirla, devi accettare di credere agli spiriti padroni, alla potenza degli eeren con penne di pavone o ramoscelli di haragan, ai quarantuno sassi del khuvanaak, ai vajra che disperdono gli ostacoli, ai benefici sacri del cucchiaio a nove buchi, al Cielo Bianco contro il Cielo Nero…
La mia opinione su Aysuun. Figlia della steppa, Ian Manook
Di una crudezza infernale Aysuun. Figlia della steppa di Ian Manook.
Crudezza che purtroppo non è frutto di un’invenzione letteraria ma realtà. Una realtà violenta che è trasversale a tutte le epoche della storia, che parla di eliminazione di un certo tipo di cultura e di umanità con metodi disumani impossibili da accettare, una realtà violenta che esiste e persiste anche oggi. A ognuno di noi le opportune riflessioni, questa forse non è la giusta sede per farlo.
Aysuun è una leggenda, forse, oppure è una Donna che ha trovato il momento giusto per rispondere a qualcosa a cui non aveva potuto reagire allora. Era una ragazzina, all’epoca della pacificazione. Della pulizia etnica perpetrata dai sovietici. Ora è adulta e sebbene non abbia mai superato quel trauma, è riuscita a conviverci in qualche modo. A vivere fino al momento della vendetta. E nessuno di noi può sostenere che non ne abbia il diritto.
Aysuun. Figlia della steppa
Ian Manook
Fazi, 2025, p. 288, €. 19,00