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I testamenti, Margaret Atwood

I testamenti, Margaret Atwood

Solo chi è morto ha diritto a una statua; a me, invece, ne è stata dedicata una in vita. Sono già di pietra

La recensione di I testamenti di Margaret Atwood

I testamenti si apre quindici anni dopo gli eventi narrati ne Il racconto dell’Ancella, in una Gilead che mostra i primi segni di declino. Margaret Atwood costruisce la narrazione attraverso tre voci femminili che offrono prospettive diverse su un regime ormai incrinato: Zia Lydia, Agnes Jemima e Daisy.

Zia Lydia, figura già nota nel primo romanzo, rappresenta il cuore oscuro di Gilead. La sua testimonianza mette in luce le contraddizioni del potere, la crudeltà del regime e la sottile linea tra sopravvivenza e complicità. È un personaggio ambiguo, spietato, ma anche lucido osservatore delle crepe del sistema.

Agnes, cresciuta dentro Gilead, vive la rigidità dell’ideologia e delle regole che la circondano. Il suo percorso è quello di una ragazza che apre gli occhi lentamente, scoprendo verità scomode sulla sua famiglia e sulla società che la vorrebbe già piegata ai suoi dettami. Attraverso di lei la Atwood mostra l’effetto del regime sulle nuove generazioni.

Daisy, infine, è la voce esterna: una ragazza canadese che scopre di essere la figlia di Offred, l’ancella protagonista del primo libro. Il suo coinvolgimento nella resistenza e le rivelazioni che riceve costruiscono una tensione crescente e ci accompagnano verso la possibilità concreta che Gilead stia per crollare.

Attraverso queste tre testimonianze, il romanzo svela nuovi dettagli sui meccanismi di potere, sulle tensioni interne e sui movimenti clandestini che minano il regime dall’interno.
I testamenti amplia la visione del mondo di Gilead e approfondisce temi di oppressione, complicità, ribellione e speranza.

La mia opinione di I testamenti di Margaret Atwood

Ho trovato I testamenti di Margaret Atwood un seguito solido e avvincente, capace di dare risposte a molte domande rimaste aperte dopo Il racconto dell’Ancella. Se il primo romanzo era più intimo, claustrofobico e concentrato sulla sopravvivenza individuale, questo sequel si apre a una visione più ampia, quasi politica, mostrandoci come un regime apparentemente indistruttibile possa essere logorato dall’interno.

Le tre voci funzionano molto bene: Zia Lydia è magnetica e inquietante, Agnes è la lente attraverso cui comprendiamo l’indottrinamento, e Daisy porta un’energia nuova, più dinamica.

Nel complesso è una lettura intensa, che unisce suspense, introspezione e una critica sociale che rimane attualissima.
Personalmente ritengo che questo sequel non raggiunga la potenza del primo romanzo, forse difficilissimo da eguagliare, ma riesce comunque a essere un tassello fondamentale nell’universo di Gilead e una testimonianza potente di resistenza femminile.

I testamenti
Margaret Atwood
Ponte alle Grazie, 2019, pag. 512, € 19.00

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Classe 1983 anni, romagnola, mamma di due splendidi bambini e di una stella nel cielo. Programmatrice, lettrice e multitasking (o almeno ci si prova!) Mi piace la lettura da sempre, ho voluto una libreria ampia e spaziosa nella casa nuova, che accogliesse tutti i miei libri. A natale, stufo dei libri accatastati ovunque, mio marito mi ha comprato un ereader. Ed è stata la fine…..

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