Amatissima, Toni Morrison

Il 124 era carico di rancore. Carico del veleno d’una bambina. Le donne lo sapevano, e così anche i bambini. Per anni ognuno aveva cercato a modo suo di sopportare il rancore di quella casa ma, nel 1873, le uniche vittime rimaste erano Sethe e sua figlia Denver. La nonna, Baby Suggs, era morta e i due ragazzi, Howard e Buglar, se ne erano scappati via non appena avevano compiuto tredici anni, non appena al solo guardarsi nello specchio questo si era frantumato (quello era stato il segnale per Buglar), non appena erano apparse sulla torta le due minuscole impronte di una manina (quello era sta– to il segnale per Howard).

Ho letto ‘Amatissima‘ di Toni Morrison per il gruppo di lettura senza conoscere l’autrice.

E’ dedicato agli oltre 60 milioni di schiavi morti durante il Middle Passage, la traversata del mare Atlantico delle navi con il carico di africani ammassate nelle stivi in condizioni disumane, un popolo umiliato e tormentato da secoli per il colore della pelle. 

Racconta la storia toccante e vera di Sethe, una grande donna di colore, che in America, durante la schiavitù decide di fuggire insieme ai suoi tre figli. Un mese dopo la sua fuga, viene ritrovata dal suo padrone e per disperazione uccide la figlia che aspetta, per salvarla dagli orrori della schiavitù. Un bellissimo libro che fa riflettere e che lascia sicuramente qualcosa dentro a chiunque lo legga. Non è stato semplice da leggere, in quanto presente e passato si intersecano, spesso ho dovuto rileggere le frasi più volte per capirne bene il significato, ossia che il passato continua a vivere nel presente.

Mi ha sicuramente insegnato molto sulla storia degli africani in America, strappati dalle loro terre e dalle loro famiglie e sul grosso problema che ne è stato negli anni passati, dell’amore di una madre per i suoi figli, anche nelle  forma più estrema fino l’assassinio della figlioletta e l’abbandono del lavoro e di se stessa verso la fine per riconciliarsi in maniera totalizzante con Beloved.
Lo stile narrativo è toccante e mi ha colpito molto anche  il riferimento  alla s
piritualità, alla presenza di forze oscure tipiche delle religioni africane.
Un libro intenso che consiglio vivamente di leggere.

AMATISSIMA
Toni Morrison
Frassinelli, 1996, 424 pag.

6 COMMENTS

  1. L’ho amato dalla prima pagina. Ho amato il modo in cui era scritto.
    Ho amato le parole e i silenzi raccontati dalla voce di questa scrittrice.
    Ho amato il modo in cui si parlava di amore, della delicatezza dei sentimenti di un uomo, dell’immisurabile legame tra madre e figlia.
    Ho sentito forte la violenza con cui si accanisce l’uomo contro un suo simile solo per il colore della sua pelle.
    Sethe è una donna con una forza incredibile – come tanti di coloro, uomini e donne, che hanno vissuto la schiavitù – ma è pur sempre una donna, e la sua forza non è inesauribile. E può sbagliare. Per questo è umana e per questo chi legge questa storia non può fare a meno di perdonarla per quello che ha fatto.
    Se dovessi fare una citazione dal libro – ce ne sono tantissime forti, piene di sentimento e, nonostante tutto, di vita – è sicuramente questa:
    “[…] il timore che Beloved potesse andarsene. Andarsene prima che Sethe riuscisse a farle capire che peggio ancora di quello – molto peggio – era quello di cui era morta Baby Suggs, quello che Ella conosceva, quello che Stamp Paid aveva visto e quello che aveva fatto tremare Paul D. Che un bianco qualunque potesse prendere l’io di una persona per il primo motivo che gli saltava in mente. Non solo poteva sfruttare, uccidere o mutilare una persona, ma anche sporcarla. Sporcarla al punto da dimenticare chi si è e non poterci più pensare. E anche se lei e altri erano sopravvissuti e si erano ripresi, non avrebbe mai potuto permettere che accadesse ai suoi figli: loro erano la sua parte migliore. […]”

    Credo che incontrerò ancora Toni Morrison e credo che ancora mi entusiasmerò a leggere le sue storie. Grazie Silbietta per avercela fatta conoscere! ;-))

    • Ma prego Pole! 🙂
      Io l’ho amata attraverso le parole di una grande donna afroamericana, Barbara Christian, professoressa di letteratura afroamericana a Berkley scomparsa prematuramente 10 anni fa. Ho avuto la fortuna di assistere ad una sua lezione all’Università. L’aveva invitata la mia professoressa di letteratura afroamericana, che era stata una sua studentessa a Berkley.
      Ecco….da quel giorno amo la letteratura afroamericana e Toni Morrison in particolare.

  2. Mi unisco al coro …libro difficile ma molto intenso , è valsa la pena di leggerlo , grazie Sil per avermelo fatto conoscere 🙂

  3. Concordo vivamente con tutte le cose dette da voi qui sopra; è un libro che mi ha cambiato il modo di vivere, di pensare, di approcciarmi agli altri, di sentire le emozioni, di attaccarmi alle persone ma soprattutto, mi ha aperto nuovi orizzonti per un futuro pieno di esperienze meravigliose e coinvolgenti. Mi sono rispecchiata sia in Sethe, quale donna di casa, sia in Denver, quale ragazzina piena di emozioni contrastanti e in particolare in Paul D per il suo amore nel viaggiare e per l’amore entusiasmante e passionale verso l’altro sesso.
    Ho iniziato a leggerlo il giorno della morte di mia zia Maria Teresa e lo ammetto, all’inizio l’ho trovato un pò noioso ma dalla terza pagina l’ho amato.
    L’ho letto 4 volte e ho intezione di rileggerlo.

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