Lo scuru, Orazio Labbate

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Il mio nome è Razziddu Buscemi. Sono un avvocato in pensione.

Razziddu Buscemi è anziano e prossimo alla morte.
Ha sepolto da poco l’amata moglie Rosa.
E’ notte, una notte scura di stelle e di anime raminghe, e Razziddu è nel giardino della sua casa di Milton, West Virginia.
Razziddu però non è americano di nascita.
E’ nato a Butera, paesino ricco di tradizioni arcaiche.

Butera è l’incarnazione di un mondo oscuro, fatto di antiche superstizioni, di facce orride, del Signore dei Puci.
Butera è un luogo che fa paur e affascina al tempo stesso, luogo dove l’infanzia di Razziddu si snoda tra la luce siciliana abbagliante e l’oscurità più nera, dove gli esorcismi vanno di pari passo con la crescita fisiologica e dove Razziddu dovrà lottare per estirpare le antiche credenze, di cui è imbevuto, dalla sua anima.

Pubblicato a novembre e presentato all’interno di Più libri più liberi a Roma, Lo scuru è il primo romanzo di Orazio Labbate.
Romanzo visionario, onirico, ruvido, graffiante.*
Merito di una lingua che mescola italiano e dialetto siciliano.
Merito di un esordio letterario potente ed evocativo dove la lingua ha la capacità di proiettare il lettore in una dimensione altra e di creare un’atmosfera quasi horror.

Romanzo gotico quasi, come ha ammesso anche l’autore nel corso della presentazione del suo libro.
E l’amore di Labbate per l’oscurità e ciò che vi accade, la passione per la morte sono evidenti.

Per gli Spiteri i morti sono come gli animali: devono essere sacrificati, congelati, mostrati al miglior sguardo sofferto, offerente, e compressi nel proprio nuovo appartamento. Sono le regole, le regole per avere la minchia dura, per differenziare una morte dall’altra, tecnicamente, per imparare ad averla, per fare il becchino, e per coricarsi senza il rischio di scantarsi della propria faccia o del sempiterno aroma di lilium che avvolge anche le onde del Mediterraneo, dove non riusciresti a distinguere il buio del fondale con il buio del dormire! C’avevo empatia, c’avevo distacco partecipato, provavo compassione e versavo lacrime come un copertone che finge di forarsi sotto il vento africano, quello che t’ammacca senza torcerti. I copertoni di gomma nera, abbandonati ai lati della via, poco prima del sentiero per il cimitero: i copertoni che paiono introdurre “il posto” dei loculi costruiti per la decomposizione dei vutrìsi scaricati da dio: il cimitero, la discarica della morte.

Un romanzo diverso, una lingua affascinante, una Sicilia arcana, un bell’esordio.
Buona lettura.

Alla casella n.23* trovate uno degli ultimi regali di quest’anno… cosa sarà?

 

Lo scuru
Orazio Labbate
Tunué. 2014, p. 120, €. 8,42

Per acquistare:

ph. playerdue.com

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