Il postino di Neruda, Antonio Skarmeta

Io torno al mare avvolto dal cielo, il silenzio tra l’una e l’altra onda stabilisce una sospensione pericolosa: muore la vita, si acquieta il sangue finché irrompe il nuovo movimento e risuona la voce dell’infinito.

Poesia. Di cosa si può parlare se non di poesia? Parlando di Pablo Neruda, parlando di amicizia, parlando di amore come si fa in questo piccolo prezioso libro? Sono troppo di parte, non posso fare a meno di celebrarne la bellezza: adoro la storia dell’amicizia tra Mario Jiménez e Pablo Neruda. Due uomini qualsiasi, ognuno grande e immenso a modo suo!

La recensione di Il postino di Neruda di Antonio Skármeta

«Ma lei non legge le parole, se le inghiotte, signora mia. Le parole bisogna assaporarle. Bisogna lasciare che si sciolgano in bocca.»

Mario Jiménez, un giovane e semplice pescatore, decide di abbandonare il proprio lavoro per diventare il postino di Isla Negra, dove l’unica persona che riceve lettere è il Poeta Pablo Neruda.
Sicuramente quasi tutti abbiamo visto il film che ha dato grande voce e notorietà a questa storia: Il postino, con l’indimenticabile Massimo Troisi. Ma la storia originale? In quanti l’abbiamo letta? Io l’ho fatto solo ora, dopo tanto tempo.
Ed è stata una rivelazione.
Le differenze tra libro e film ci sono, sono diverse e magari ad alcuni non piacciono. Io preferisco considerarle due versioni, due diverse ispirazioni da una stessa situazione di partenza.
Ma parliamo del libro: come affermavo sopra, Poesia. Ne ho trovata in ogni pagina, tra le strade di campagna e il profumo del mare, tra i rumori del ristorante di Rosa e le metafore che tanto hanno incantato Beatriz, tra i pensieri confusi di Mario e i silenzi del poeta.

La moltitudine umana è stata per me la lezione della mia vita. Posso accostarmi a essa con la timidezza propria del poeta, con l’apprensione del timido, ma in grembo a essa mi sento trasfigurato. Sono parte della maggioranza essenziale, sono un’ennesima foglia del grande albero umano.

Il mio parere su Il postino di Neruda di Antonio Skármeta

«Poeta e compagno», disse deciso. «Lei mi ha messo in questo pasticcio, e lei deve tirarmi fuori. Lei mi ha regalato i suoi libri, mi ha insegnato a usare la lingua per qualcosa che non sia soltanto appiccicare francobolli. È sua la colpa se mi sono innamorato».
«Nossignore! Che io ti abbia regalato un paio di libri miei è una cosa, e un’altra, ben diversa, è che ti abbia autorizzato a usarli per plagio. E poi le hai regalato la poesia che avevo scritto per Matilde».
«La poesia non è di chi la scrive, ma di chi la usa!»

Musica. Musica e poesia. E anche se provi ad annullarle, ti tornano alla mente le immagini del film, le melodie, i volti, i ritmi.

La figura di Mario è di una tenerezza e di una delicatezza uniche: la sua ingenuità, la meraviglia*, l’amore che prova, il suo bisogno di renderlo pubblico attraverso qualcosa che renda bene l’idea di quanto si strugga al cospetto di Beatriz…

«Dante, accidenti!»
«Don Pablo?»
«C’era una volta un poeta che s’innamorò di tale Beatrice. Le Beatrici suscitano amori sconfinati»

Mario è un poeta e non sa di esserlo. Ha un animo sensibile, un carattere fiero e deciso, tanta voglia di imparare. E ha trovato nel Vate un amico rude ma comprensivo, capace di accogliere le sue domande e capire le risposte migliori da offrirgli. La loro storia è bellissima e supera – a mio parere – tutti gli altri messaggi (e sono molti!) che il romanzo vuol trasmettere. Più dell’amore, più della fede in un certo senso di giustizia, più della politica.

Ogni libro ha il suo momento per essere letto e apprezzato al massimo. E Il postino di Neruda ha dovuto attendere molto, troppo, almeno nel mio caso. Non fate il mio stesso errore, fatevi riempire di meraviglia con gli occhi innamorati di Mario, fatevi aiutare dalla voce di Neruda a scrivere le vostre metafore, ascoltate e accettate i consigli di Rosa vedova Gonzàles, la mamma di Beatriz:

«E allora ha detto una cosa del mio riso. Ha detto che il mio riso era una rosa, una lancia che si sfila, un’acqua che prorompe. Ha detto che il mio riso era un’onda d’argento repentina». La donna si inumidì le labbra con la lingua tremula. «E allora che avete fatto?». «Sono rimasta zitta». «E lui?». «Cosa mi ha detto?». «No, tesoro! Cosa ti ha fatto! Perché il tuo postino oltre alla bocca avrà anche due mani».

Una piccola perla da proteggere e tenere con sé. Un prezioso scrigno di poesia e amore per le piccole cose grandi.

 * a proposito di meraviglia: non vi pare che sia giunta l’ora di tornare a parlarne, visto che da un po’ non lo facciamo? 😉

Il postino di Neruda
Antonio Skàrmeta
Einaudi (collana Super ET), 2014, pag. 122, € 10,00
ISBN: 978-8806221317

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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