Acciaio, Silvia Avallone

La vita è fatta di due sentimenti, pensò Francesca, la schiavitù e la libertà.

Non è da tutti a 25 anni scrivere un libro che parli di temi scottanti, che parli della propria città, nuda e cruda.

Silvia Avallone l’ha fatto e bisogna renderle merito, non solo per il coraggio che ha avuto di esporsi alle critiche dei suoi concittadini (che sono piovute numerose) ma essenzialmente per la qualità dei contenuti.

La sottoscritta personalmente l’ha letto nel giro di un giorno con brevi pause (obbligate) e quando l’ha finito è rimasta col magone a fissarlo.

Perché è uno di quei romanzi veri, che dalla prima pagina ti legano subito ai personaggi, come se li conoscessi da sempre, e combatti con loro nelle battaglie della vita quotidiana (e Anna e Francesca, ma anche i rispettivi genitori o i fratelli o gli amici, lo fanno continuamente, in una lotta perenne per la vita. O alla ricerca di una felicità fittizia e materiale). Sullo sfondo, ma neanche poi tanto, una Piombino ed in particolare un quartiere, che diventa l’emblema delle città industriali e dei sobborghi popolari, a volte troppo dimenticati nel contesto nazionale di un’Italia che mira all’Europa ma che è fatta ancora di spiagge sporche assediate da chi non ha soldi per andare in vacanza, di feste di paese attese come l’evento dell’anno, di famiglie intere patriarcali con il capofamiglia inglobato nella sua intera esistenza dall’unica grande fabbrica della città, odiata ed amata al tempo stesso, nella quale si riflettono tutti gli operai.

Bisogna apprezzarne la redenzione nonostante i tanti mali: dopo tutto, c’è ancora la voglia di andare avanti, la speranza che qualcosa cambi, ma soprattutto la volontà di fare in modo che ciò possa accadere. E’ qualcosa di confortante che ti alleggerisce un po’ di tutto quello che hai letto fino a quel momento, che comunque non va via ma è come se ti aiutasse a digerire una realtà scomoda che tutti vogliamo inconsciamente rifuggire.

ACCIAIO
Silvia Avallone
Rizzoli, 2010, 357 pag., € 18,00

3 COMMENTS

  1. E alla fine l’ho letto , bello e duro al tempo stesso … anch’io sono rimasta con il magone ma vale davvero la pena leggerlo

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