
Come nel caso dell’orchidea bugiarda, lasciamo al lettore la decisione se credere o non credere.
La recensione di La bugia dell’orchidea, Donato Carrisi
Victoria Anthon è una delle scrittrici più vendute ma nessuno sa che faccia abbia. Non ha mai partecipato a presentazioni o a festival letterari e cambia città ogni sei mesi perché ha un segreto dal quale vuole proteggersi.
Un giorno riceve una lettera con all’interno il ritaglio di un giornale che riporta la notizia, vecchia di dieci anni, di una strage avvenuta in un casale. Nel 2005 infatti un uomo, Lorenzo C., ha ucciso la moglie e i tre figli.
Victoria non capisce chi possa averle mandato quel ritaglio. Non ha amici e nessuno conosce il suo indirizzo. Eppure chi le ha fatto avere il giornale sa che lei usa storie vere come punto di partenza per i suoi libri. La donna desidera saperne di più e così parte per Nazareth, luogo dove è avvenuta la strage. Vuole capire da chi arriva la lettera e per farlo deve scoprire la verità su Lorenzo C. e sul casale rosso.
La mia opinione su La bugia dell’orchidea, Donato Carrisi
Nell’ultimo romanzo di Carrisi siamo in un esperimento di metaletteratura dove niente è come sembra a cominciare dalla sovraccoperta del libro che una volta tolta rivela un altro titolo e cioè Labia sericea, il romanzo di Victoria Anthon.
La trama è lineare e lo stile pulito ma serpeggia una strana inquietudine. Il casale rosso, luogo della strage, manda delle inquietanti vibrazioni che fanno accapponare la pelle al lettore e lo mettono in un costante stato di allerta. L’indagine che Victoria segue, insieme a un giornalista locale, Alfredo, riuscirà a rivelare la verità sulla strage ma questo non basterà a mettere un punto al tutto. Anzi, quando ogni cosa sembra andare a posto ecco che Carrisi ci sorprende con quello che meno ci aspetteremmo e ribalta ogni cosa. Cosa abbiamo letto? Chi è l’autore della storia e cosa ci voleva raccontare?
Dal punto di vista della trama non ci sono grosse sbavature anche se alcune situazioni rimangono non spiegate, ma questo potrebbe essere imputabile a ciò che accade a Victoria sul finale.
La bugia dell’orchidea è una storia molto diversa dalle precedenti. Mi è piaciuto moderatamente e di sicuro non è un libro memorabile per colpa soprattutto di alcune situazioni poco sviluppate e di personaggi un po’ piatti. Il finale è la parte che ho apprezzato meno; lo scrittore assesta un colpo di scena inaspettato che porta il lettore a scoprire che non c’è una verità assoluta a cui credere. Sinceramente mi aspettavo una conclusione più razionale anche se, visto che dalla seconda metà del libro si vira verso l’ignoto e le strane presenze, avrei dovuto aspettarmi qualcosa del genere.
Detto questo, io ho comunque deciso qual è la verità sul finale del libro. Ovviamente non ve la svelo perché, come insegna l’orchidea Labia sericea, verità e finzione sono una il riflesso dell’altra.
Buona lettura.
La bugia dell’orchidea
Donato Carrisi
Longanesi, 2025, p. 400, €. 23,00








