Il mastino dei Baskerville, Arthur Conan Doyle

Tutto ciò che non è noto appare straordinario

Sherlock Holmes  deve risolvere un difficile caso: la misteriosa morte di sir Charles Baskerville, un baronetto proprietario di un maniero nella contea del Devonshire, tragica vittima di una leggenda che da secoli perseguita la nobile famiglia. La leggenda narra che il capostipite dei Baskerville, Hugo, uomo crudele e senza cuore, sia stato ucciso da un mastino diabolico venuto dall’inferno mentre stava inseguendo la figlia di un proprietario terriero da lui bramata; così da quel momento la maledizione ricade su tutti i membri della famiglia.

Credo che sia stata la mia prima volta con Sherlok Holmes, e ricordo benissimo di avere sognato questo cane pauroso per molte settimane. Non è di certo lo splatter che inquieta, non è la presenza di mostri che spaventa: in quest’opera che ho letto tanti anni fa è l’atmosfera sospesa e indecifrabile che ti fa rimanere incollato alle pagine, con una strana sensazione dietro la schiena e l’orecchio teso a sentire impossibili rumori provenire dalla tua casa.

Conan Doyle in questo racconto concilia in modo sopraffino le paure ataviche e scaramantiche con il progresso culturare e scentifico di un periodo storico davvero complesso. Holmes e il suo inseparabile Watson smontano pezzo per pezzo ogni presunta maledizione gravi sulla famiglia Baskerville, ma nel frattempo ognuno di noi sentirà sulla propria pelle i brividi (non solo) di freddo della nebbiosa brughiera inglese.

Buona lettura!

Il mastino dei Baskerville
Arthur Conan Doyle
BUR, 2012, 211 p.

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