Ancora malavita, Tonino Benacquista

Non sono abituata a questo genere, e per me è un po’ un libro al contrario. Il protagonista è quello cattivo, il peggio che c’è. Un ex mafioso, pentito ma puramente per interesse. Per evitare il carcere ha venduto i suoi colleghi. Per assicurarsi protezione, ogni anno fa il nome di quelli che una volta erano amici, compagni, aiutanti. Un uomo che ha ucciso e torturato, e che lo ricorda senza il minimo rimorso.

Ecco, tutto quello che non vorrei essere. Eppure va a finire che inizi a capirlo, ti coinvolge, ti senti un po’ lui, finché non torna sulla sua storia, allora riprendi le distanze, non credi di poter accettare una persona così, ma due pagine dopo rieccoti a sentire tenerezza per quello che è anche un marito a cui manca la moglie, un padre orgoglioso del rapporto con la figlia.

Una storia diversa, un libro che mi ha presa davvero, dove ho trovato tutto, l’odio e l’amore, la famiglia unita che poi si sfascia ma non del tutto, l’amicizia e il tradimento. I figli che prendono le distanze, ma alla fine il passato c’è e non lo cancelli. Una moglie che rifiuta la violenza del marito, per poi usarla a modo suo, perché si può amare perdutamente anche un mafioso. Un uomo che ha venduto la sua parola, i suoi amici, ma che per riconoscenza (o forse no?) salva il suo nemico amico più grande.

Ecco, un paradosso dall’inizio alla fine, eppure lo si legge come se fosse la cosa più naturale del mondo.

ANCORA MALAVITA
Tonino Benacquista
Ponte alle Grazie  (collana Romanzi), 2009, p. 271, €. 16,00

3 COMMENTS

  1. A volte accade che una storia a cui non avresti dato due lire dico due… ti fa scoprire un modo nuovo di vedere il mondo! Non nel senso che da oggi vorrai diventare una mafiosa ma nel senso che guardi le cose con occhi ‘diversi’…
    Bella questa tua recensione… mi hai messo un’altra pulce nell’orecchio… 😉

  2. oh oh lo vado a comprare subito!
    a me lo stesso effetto l’ha fatto un libro sullo stesso argomento intitolato “la mala vita – lettera di un boss della camorra al figlio” che è la storia raccontata da lui stesso a un giornalista, di Mario Savio detenuto nel carcere di Sulmona. E’ sempre interessante comunque guardare con gli occhi di chi sta dall’altra parte rispetto a noi.

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