Narrativa
*La leggenda del morto contento* di A. Vitali, p. 350, €. 18,60 – È il 23 luglio 1843, una mattina d’estate senza una nube e una luce che ammazza tutti i colori. Due giovani in cerca d’avventura salpano su una barchetta con tre vele latine. Dal molo di Bellano, li segue lo sguardo preoccupato del sarto Lepido: non è giornata, sta per alzarsi il vento. L’imbarcazione è presto al largo, in un attimo la tragedia: lo scafo si rovescia, a riva giunge un corpo senza vita.
Un’imprudenza. Una disgrazia.
Ma c’è un problema. La vittima è l’irrequieto Francesco, figlio di Giangenesio Gorgia, ricco e potente mercante del paese. L’altro inesperto marinaio, Emilio Spanzen, milanese in villeggiatura sul lago, è figlio di un ingegnere che sta progettando la ferrovia che congiungerà Milano alla Valtellina. Due famiglie importanti. Infatti da Como arriva una pesante sollecitazione: bisogna trovare un colpevole.
*L’anello dei ghiacci* di Michael Ridpath, p. 380, €. 18,60 – Islanda. Dintorni di Reykjavik. Il cielo non è mai stato così scuro e minaccioso. Le nuvole basse quasi toccano le nere acque del lago. Il detective islandese Magnus Johnson vede a malapena il corpo, immerso nella foschia.
E’ il cadavere di Agnar Haraldsson, uno dei più importanti studiosi dell’opera di Tolkien. La sua è una morte apparentemente inspiegabile. O forse, una spiegazione c’è, o quantomeno un indizio. Perché il professore, poco prima di morire, era entrato in possesso di un’antica saga nordica. Un prezioso manoscritto vecchio di ottocento anni, forse la saga da cui Tolkien ha preso ispirazione per scrivere Il signore degli anelli. Ma del manoscritto e dei due uomini misteriosi che stavano trattando con lo studioso per impadronirsene si sono perse le tracce. Magnus non ha dubbi: deve ritrovarli e capire cosa faccia parte del mito e cosa della realtà. C’è una sola strada, scavare nel passato del professore. Un passato pieno di attività poco pulite e di personaggi inquietanti. Come l’enigmatica Ingileif. Dura e ribelle, ha vissuto un’infanzia segnata dalla tragedia e dalla menzogna. E non si fida di nessuno. Come Magnus del resto. Anche lui è cresciuto in mezzo alla morte. E forse è l’unico in grado di conquistarsi la sua fiducia. Perché è di lei che ha bisogno. È nei misteri della sua famiglia che si annida la verità. Una verità spaventosa.
*Il collezionista di Marsigila* di Peter Mayle, p. 250, €. 18,00 – C’è un patrimonio di inestimabile valore nascosto in una lussuosissima villa di Hollywood Heights. Si tratta della collezioni di vini tra i più pregiati e preziosi che si possano trovare sul mercato: Lafite Rothschild, Latour, Margaux, Figeac, Pétrus. Ogni bottiglia vale migliaia di dollari e Danny Roth, un ricco avvocato, le conserva gelosamente lontano da occhi indiscreti. Ma un giorno commette un errore e accetta di parlare dei suoi favolosi esemplari al «Los Angeles Times» per la pagina di enologia. Un peccato di vanità fatale, perché durante la notte di Capodanno, qualcuno fa irruzione nella villa e i vini vengono rubati. A indagare sul furto viene assoldato Sam Leavitt, un investigatore privato dal passato oscuro e rocambolesco: prima ladro-gentiluomo, poi avvocato. Sam è l’unico in grado di risolvere velocemente questa spinosa questione, proprio grazie ai suoi trascorsi non proprio limpidi. Per localizzare una refurtiva così preziosa le prime ore sono fondamentali. Ecco perché Sam non perde tempo e inizia subito un viaggio che dai filari di viti della California lo porta fino nei vigneti baciati dal caldo sole del Sud della Francia, a Bordeaux, la capitale mondiale del vino. Qui, aiutato dalla bellissima e misteriosa esperta di vini Sophie Costes, si mette sulle tracce di un ricco collezionista di Marsiglia, Monsieur Reboul. È solo un caso che l’uomo l’anno prima abbia tentato di comprare parecchi dei vini scomparsi? Per scoprirlo Sam e Sophie dovranno addentrarsi nei bui corridoi della cantina di Reboul, anche usando mezzi non del tutto leciti…
Saggistica
*Il buco nero* di Roberto Caporale, €. 14,50 – Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, dopo una raffica di sciami sismici che avevano terrorizzato la popolazione, un devastante terremoto ha distrutto L’Aquila e il cuore dell’Abruzzo. Sotto le macerie di oltre 50.000 edifici rasi al suolo o gravemente lesionati, 308 morti e oltre 1500 feriti. Un terribile disastro, che ha suscitato la pietà e la solidarietà del mondo intero: ma già la notte stessa del terremoto, al telefono, c’era chi, ridendo, programmava i guadagni – leciti e illeciti – da fare con la ricostruzione.
C’è una catena che collega gli scandali che hanno preceduto il terremoto e quelli che lo seguono, un circuito vizioso fatto di raccomandazioni che va da «Clientopoli» (il leggendario archivio del ministro Gaspari scoperto nel 1992) allo scandalo della sanità (che ha portato alle dimissioni del presidente Del Turco nel 2008 e al sequestro di beni per 50 milioni di euro). E poi gli scandali della ricostruzione: la «Cricca» che prosperava all’ombra della Protezione Civile e le dimissioni dell’assessore regionale Daniela Stati nell’agosto del 2010 (e non è finita…). Al centro, la tragedia del sisma: i morti, ma anche gli edifici costruiti in spregio a qualunque norma; i mancati allertamenti alla popolazione, abbandonata a sé stessa (la notte del sisma erano in servizio all’Aquila solo 13 vigili del fuoco!); le inchieste sulla Protezione Civile. E poi le polemiche sulla ricostruzione.
Un’ultima immagine, un passato che speriamo non diventi futuro: le baracche costruite per ospitare i terremotati del 1908 sono ancora abitate.
*Porca Italia* di Klaus Davi, €. 14,50 – Gli italiani sono osservati speciali dei media di tutto il mondo: per i pregi del nostro paese (le bellezze naturali e artistiche, lo stile di vita, la cucina eccetera), ma anche per i nostri difetti, manie, colpe. Oltre che per una scena politica incomprensibile (a noi: figuriamoci per gli stranieri!!!).
Attento osservatore del costume e del mondo della comunicazione, Klaus Davi segue da anni con il Centro Studi e Osservazioni sulla Stampa Estera, quello che si dice e si scrive nel mondo sull’Italia, sugli italiani e sulle italiane.
Quella che ne esce è l’esilarante e agghiacciante ritratto di una nazione: infarcito di luoghi comuni e pregiudizi, ma anche di scomode verità. E partendo dai questi «difetti nazionali» è forse possibile cercare di limitare i danni della «anomalia italiana».
Fonte : Ufficio Stampa Garzanti








