In Patagonia, Bruce Chatwin

Ultima Modifica: Mag 08, 2020

Lungo la riva del fiume i salici erano tutti germogliati e mostravano l’argento che brilla sotto le loro foglie. Gli indios avevano tagliato dei vincastri,lasciando sui tronchi delle bianche ferite e nell’aria l’odore della linfa. Il fiume,gonfio per lo scioglimento delle nevi sulle Ande,scorreva veloce,facendo frusciare le canne, Rondini rossastre davano la caccia agli insetti. Quando volavano sopra la scogliera, il vento le afferrava e ne invertiva di colpo il volo finché calavano di nuovo basse sul fiume.

La recensione di In Patagonia di Bruce Chatwin

Nel 1974 Bruce Chatwin se ne va in Patagonia spinto dalla curiosità di vedere il luogo mitico sognato per tanti anni.
La Patagonia da sempre era parte della sua vita: Charley Milward il capitano,suo parente,aveva trovato là il pezzo di brontosauro che faceva bella mostra di sé nella credenza della stanza da pranzo della nonna.
Inoltre Bruce e i suoi compagni di liceo avevano immaginato di rifugiarsi là quando Stalin avesse deciso di sganciare la bomba al cobalto sulla povera Europa.

Il viaggio comincia dalla città di Buenos Aires e termina nella Terra del Fuoco a Punta Arenas.
Bruce segue le tracce del  capitano Milward nel tentativo di ritrovare una parte della storia della famiglia e di rimpiazzare l’esotico souvenir andato perduto.

Nel libro non troverete grandi descrizioni paesaggistiche, la Patagonia c’è ma emerge non tanto dagli aggettivi usati per raccontarla quanto dalle parole delle persone incontrate.
L’immagine che resta è quella di un terra arsa, fredda, desertica, dove l’erba, quando c’è, è bassa, dove i fiori non crescono che a fatica, dove l’unico rumore è quello del vento che soffia senza sosta.
Oppure il lago Blanco, opalescente e lattiginoso,  circondato da erba smeraldo e montagne blu, i materassi di alghe e la spiaggia violacea di cozze e gusci di granchio nella Terra del Fuoco , i pinguini e le antiche storie delle tribù.
In questa terra all’apparenza  inospitale ecco che incontriamo mille e mille microcosmi.
C’è la comunità dei gallesi felici e rumorosi sempre col sorriso, i boeri inospitali e taciturni, gli italiani che si azzuffano per dividersi le terre ereditate, una coppia che vive nella casa un tempo  di Butch Cassidy.
Persone che fuggono dal loro paese oppure che vivono con la costante nostalgia, altre talmente pazze da proclamarsi re degli Araucani, pitture di unicorni e avvistamenti di Yoshil.

La mia opinione su In Patagonia di Bruce Chatwin

Chatwin non è un turista ma un viaggiatore vero.
Zaino in spalla si muove per tutta la regione come può: treni, mezzi di fortuna, passaggi chiesti a sconosciuti e dorme anche dove capita.
Quello che Chatwin cerca è il contatto con gli abitanti del luogo, è capire perché la gente senta e dica quella determinata cosa o perché non ne faccia un’altra.

Caratteristica comune di tutto questo variegato mondo è l’amore per quella terra.
La Patagonia li ha stregati e ammalia il lettore con le sue case di mattoni crudi cotti dal sole e le pareti di lamiera ondulata, col suo vento talmente forte da scorticare le pelle e coprire il rumore dei camion, con l’ospitalità delle persone che abitano quella solitudine e che ricreano nelle loro case la memoria o il sogno della terra da cui provengono.

Io questo libro lo consiglio vivamente, perché Chatwin bisogna leggerlo.
Non si può non rimanere incantati dalle sue parole perché  Bruce era questo: un incantatore, un affabulatore, e sapeva bene di esserlo.
Probabilmente se fosse vissuto nei tempi antichi sarebbe stato un bardo che girava narrando le sue storie: la vita avventurosa di Charley Milward, l’incontro di Darwin con i fuegini, le rocambolesche rapine della banda di Cassidy, il richiamo della voce del mare nel cuore di John Davis.

Proprio la straordinaria  abilità di raccontare rimane impressa e colpisce: la capacità di creare storie, sempre e comunque, e di tirare fuori da qualunque realtà una meraviglia che si imprime nella mente del lettore e gli fa desiderare di partire e andare in Patagonia e perdersi tra il vento.
E leggendo ecco che arriva la nostalgia, ed è questo l’incredibile, per una terra mai vista prima.

Pubblicato nel 1977, In Patagonia è l’opera prima di Chatwin. Già questo dovrebbe bastare a far capire chi ci troviamo davanti.
Buona lettura.

IN PATAGONIA
Bruce Chatwin
Adelphi (collana Biblioteca Adelphi), 1982, p.264, €. 14,50
ISBN 88-459-0493-8

5 COMMENTS

  1. Vi invito a viaggiare sulle tracce di Chatwin, seguendo le storie dei suoi personaggi, incontrati da me trent’anni dopo il viaggio di Chatwin, in un turbine di emozioni che riporta in vita il viaggio dello scrittore inglese.
    PATAGONIA. UN VIAGGIO SULLE TRACCE DI BRUCE CHATWIN è pubblicato da Maremmi editori Firenze.
    L’autore
    Maurizio Furgada

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