Artisti, pazzi e criminali Osvaldo Soriano

Il mito di Buenos Aires: non solo le figure e le storie che la metropoli australe produce e anima-come il tango, il calcio, la dittatura, incarnata dal dittatore dei dittatori Peròn-, ma anche quelle che importa e deforma, come Stanlio e Ollio, John Wayne, una Los Angeles vista con gli occhi di un uomo del sud. Le vite che vi si raccontano e che compongono questo “mosaico sorianesco” appartengono a una miriade di generi di scrittura, dalla testimonianza alla cronaca politica, dal ritratto biografico al racconto di viaggio, ma sono appunto dei frammenti di un insieme che emerge da queste pagine con sostanza e calore. E’ il tono del cantore che fa qui il libro: un Osvaldo Soriano che come sempre guarda gli uomini e le cose con partecipazione, rabbia, malinconia. Che propone al lettore quell’universo dell’immaginario da cui è ancora possibile guardare e amare il nostro mondo.

In questo libro vengono raccolti la maggior parte degli articoli che l’autore scrisse per il quotidiano “La Opiniòn” dal 1971 al 1974, in un periodo storico di grandi cambiamenti in Argentina di cui il giornale si fece testimone, e in cui venne coinvolto. Il titolo è già esemplificativo di quello che si trova all’interno: ritratti e fotogrammi di nomi famosi (o meno); oltre alla semplice cronaca, c’è un contorno poetico e intimo per ogni personaggio descritto. A mio parere è una raccolta che non può essere esclusa da chi vuole scrivere (per se o per il pubblico) e anche solamente da chi è amante del buon leggere.

Buona lettura e a rileggerci!

Artisti, pazzi e criminali
Osvaldo Soriano
Prezzo: € 7,20
Dati: 1996, 150 p.
Editore: Einaudi (collana Einaudi Tascabili)

Sono quella che legge due libri contemporaneamente, quella che ha l'e-reader, io piango quando la scrittura è bella, divento il protagonista del libro. Curiosa, tento di infilarmi in tutti i generi, scegliendo tra i grandi classici e osando nuovi autori. L'unica certezza che ho: non mi basterà questa vita per finire la mia lista dei desideri. "Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori" (Anna Karenina)

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