La resa del leone, Osvaldo Soriano

Quel mattino, quando il console Bertoldi andò a far visita alla tomba di sua moglie, constatò sorpreso che la signora Burnett non aveva lasciato una rosa sulla lapide. Come ogni venerdì, poteva scorgerla all’estremità opposta del cimitero, di fronte al mausoleo degli inglesi. Solo che questa volta la rosa non c’era e la signora Burnett stava di spalle. Nonostante i 45°, indossava un abito lungo accollato che non le aveva mai visto, e la cappellina che metteva in occasione dei compleanni della Regina Elisabetta. Confusamente, il console intuì che qualcosa non andava. Ebbe voglia di correre verso di lei, ma i pantaloni fradici di sudore gli si appiccicavano alle gambe e lo costringevano a moderare il passo. Avanzò sul vialetto principale, all’ombra delle palme, e dovette togliersi il cappello più volte per salutare le famiglie di bianchi che passeggiavano. Notò che nessuno gli contraccambiava il gesto, ma aveva troppa fretta per pensarci.

Faustino Bertoldi, console argentino nello stato africano del Bongwutsi. O, meglio, Console per caso dopo che il  console precedente,Santiago Acosta, era scappato.
E Daisy Burnett, moglie dell’ambasciatore inglese.
I due hanno una storia clandestina che, probabilmente, è stata scoperta dal marito, il quale ovviamente inizia una sua guerra personale contro Bertoldi.
E la cosa non è soltanto una questione di corna, attenzione.
Il periodo storico è, infatti, quello della guerra tra i due stati per il possesso delle isole Malvine-Falklands.
Le strambe vicende di Bertoldi finiscono con l’incontrarsi con le disavventure di Lauri, un profugo argentino che viene erroneamente scambiato per una spia (anche per la sua amicizia per caso con un rivoluzionario nero marxista, Quomo) e viene rifiutato sistematicamente da ogni stato  presso il quale presenta domanda di asilo politico.
Ma c’è pure Theodore O’Connell, un irlandese con il pallino di creare esplosivi fai da te (me per carità non chiamatelo terrorista che si offende!) che si intrufola in casa di Bertoldi per chiedere asilo all’Argentina.

La resa del leone è una sorta di caotico, divertente, ma ben scritto romanzo a cavallo tra la spy story e la satira.
La capacità creativa di Soriano fa si che, nonostante molte situazioni siano sospese tra il reale e il surreale, le sue storie riescano sempre ad essere originali e per nulla scontate.
La trama si riesce a seguire con facilità. Anzi. Ci si appassiona ai personaggi.
Il modo in cui Soriano li caratterizza è un altro punto in suo favore.
Li rende particolari. Unici.
Li coccola, strapazza, consola e poi li prende bonariamente in giro.
Un po’ come farebbe un affettuoso genitore.
E il suo modo di scrivere tipico dei romanzi gialli “di una volta” ti fa fare un passo indietro nel tempo che fa bene.
Come una boccata d’aria fresca.

La resa del leone
Osvaldo Soriano
Einaudi Tascabili, 1995, 235 pag.
ISBN 8806137034

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

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