Lettera a una professoressa, Lorenzo Milani

    E’ comodo dire a un ragazzo: “Per questa materia non ci sei tagliato”. Il ragazzo accetta perché è pigro come il maestro….
    Io vi pagherei a cottimo. Un tanto per ragazzo che impara tutte le materie. O meglio multa per ogni ragazzo che non ne impara una. Allora l’occhio vi correrebbe sempre su Gianni. Cerchereste nel suo sguardo distratto l’intelligenza che Dio ci ha messa certo eguale agli altri. Lottereste per il bambino che ha più bisogno, trascurando il più fortunato, come si fa in tutte le famiglie. Vi svegliereste la notte col pensiero fisso su lui a cercare un modo nuovo di far scuola, tagliato su misura sua. Andreste a cercarlo a casa se non torna. Non vi dareste pace, perché la scuola che perde Gianni non è degna d’essere chiamata scuola.

    Un libro vecchio, ma che potrebbe essere scritto ieri. Certo, qualcosa non torna, troppi contadini, troppe bocciature, ma non è cambiato molto. Un libro che dovrebbe leggere ogni maestro, ogni anno, per ricordarsi che è dietro a una cattedra per insegnare, a tutti, che un buon maestro non lo è perché loda il più bravo, ma riesce a far imparare anche il meno capace. Questo è il suo compito, è facile spiegare a chi sa, a chi ci arriva presto…

    Ma è anche un libro che ha fatto bene a me, che ridà una buona dose di umiltà (in certi passaggi mi sono sentita la saputella arcigna di turno, ecco, l’ho detto…), fa smettere di guardare dall’alto, di considerare la cultura come un pregio che ci rende superiori. Insomma, è uno di quei libri che arricchisce il cuore e l’anima, pieno di semplicità ma anche di dati statistici accuratissimi (anche se ovviamente non più attuali) con un velo di rabbia che si sente ma non esplode, che fa riflettere. Perché la cultura è bella, leggere è bello, ma non è per tutti né da tutti, e non rende migliori. Perché la scuola non deve appartenere ai ricchi o ai bravi, ma è di tutti. Perché a volte serve fare un passo indietro e riscoprire cosa conta.

    Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo.
    Ogni popolo ha la sua cultura e nessun popolo ce n’ha meno di un altro. La nostra è un dono che vi portiamo. Un po’ di vita nell’arido dei vostri libri scritti da gente che ha letto solo libri.

    LETTERA A UNA PROFESSORESSA
    Lorenzo Milani
    Libreria Editrice Fiorentina, 1996, p. 166, €.    10,00

    LEAVE A REPLY

    Please enter your comment!
    Please enter your name here