Il viaggiatore notturno, Maurizio Maggiani

Cerco la Croce del Sud sopra le montagne di un confine che i tagil non hanno mai imparato a rispettare. Eccola, è lassù, il piccolo gioiello d’argento che tutti loro portano al collo, gli autisti del campo ne tengono una anche sul parabrezza: quattro stelle d’argento duro e ombroso che lavorano i loro fabbri fondendolo su una pietra che si lasciano in eredità per generazioni. E’ il padre che gliene fa dono prima che intraprendano il primo viaggio. Mi ha detto Kibril che nel metterglielo al collo pronunciano questa frase: “Vai, figlio, e ricorda che se Dio ti ha concesso di sapere dove sei nato, non vuole che tu sappia la strada che prenderai per andare a morire”.

La recensione di Il viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani

Un uomo, un irundologo, aspetta il passaggio delle rondini nell’Assekrem. Aspetta seduto sulle pietre che formano la tomba di père Foucald. Aspetta insieme alla carovana tagil e al dimah Tighrizt nel silenzio del Sahara gli uccelli migratori. Il loro arrivo coinciderà con l’arrivo delle piogge in quel luogo dove un tempo c’erano pascoli e boschi e acqua in abbondanza

Immaginate di essere bloccati in un posto lontano dove l’unico con cui comunicare è Jibril il capo della carovana e di doverlo fare in una lingua che non è la vostra. Voi cosa fareste? Probabilmente comincereste a pensare a ciò che vi ha condotto là e cerchereste di raccontarlo all’unica persona che può capirvi intessendo un racconto fatto di vita vera e cose immaginate. E questo è ciò che accade nel libro. Il protagonista racconta. Con voce chiara, colma di tenerezza, lentamente,  indugiando nei piccoli dettagli, nella descrizione delle cose di ogni giorno. Le mani di Dinetto il tappollista, suo padre, quelle mani grandi capaci di costruire cose minuscole come le gabbie di legno per i canarini o di sistemare il colletto del grembiule il primo giorno di scuola.<

Le stesse mani ereditate dal protagonista, mani grandi, nodose, che sanno come tenere una rondine e rassicurarla, mani che hanno cullato l’orsetta Amapola, anima errante sui monti della Bosnia, e hanno aiutato la Perfetta, le stesse  mani che hanno sepolto i settanta dopo l’ultimo giorno di assedio di Tuzla.

La mia opinione su Il viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani

Il viaggiatore notturno nel 2005 ha vinto il Premio Strega. Credo in tutta sincerità di non aver mai letto una prosa più bella ed evocativa. Le parole non sono semplici segni sulla carta ma assumono corpo e spessore.  Un libro scritto che si fa racconto orale come le storie del dimah Tighrizt, la sera intorno al fuoco del campo, ritmate dal rumore dei tamburi di latta.<

E alla fine di tutto si rimane seduti sull’Assekrem ad aspettare le rondini, sotto il cielo carico di stelle, le mani seccate dalla sabbia e la mente che viaggia nel ricordo e nell’immaginazione e ci si fa sabbia e roccia, anime sconosciute che si incontrano e si raccontanto sotto il cielo freddo del Sahara.
Buona lettura.

IL VIAGGIATORE NOTTURNO
Maurizio Maggiani
Feltrinelli  (collana I narratori), 2005, p. 193, €. 15,00

Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here