
I cinquantanove giorni del titolo sono quelli a disposizione di un condannato a morte statunitense che abbia gia’ tentato di fare ricorso in appello contro la sentenza di morte.
In questo periodo di tempo il suo avvocato puo’ tentare di far commutare la condanna a morte nel carcere a vita ricorrendo ad un atto di clemenza, o ad una commutazione di pena che si puo’ ottenere solo:
- presentando nuove prove che scagionino il presunto colpevole,
- dimostrando l’esistenza di difetti procedurali nel primo processo,
- dimostrando l’ incompetenza dell’avvocato difensore del primo processo o il ritardo mentale dell’imputato.
Rennell Price, giovane nero ex tossicodipendente e affetto da una forma di ritardo mentale, è rinchiuso da quindici anni nel braccio della morte di San Quentin
per lo stupro e l’omicidio di una ragazzina indocinese (e vittima, a sua volta, di moleplici violenze fin dalla tenera età).
L’avvocatessa Terri Paget crede nella sua innocenza.
Ed è pronta a trovare la verità a qualunque costo.
Anche se quei fatidici cinquantanove giorni stanno oramai per scadere e la fine di Rennell è sempre più vicina.
I cinquantanove giorni è un libro duro, durissimo.
Ma scritto in modo magistrale.
Leggendolo mi sono resa conto delle assurdità che il sistema legale americano presenta a volte.
Perchè, per tutto il romanzo, non si ha mai la completa certezza che Rennell sia sul serio colpevole dell’omicidio per il quale sta per essere ucciso.
Eppure, la giustificazione, anche se non dovesse essere lui l’assassino, è che, per il suo background di violenze (subite), è pericoloso da lasciare in vita.
E questa giustificazione è sul serio aberrante.
I cinquantanove giorni
Richard North Patterson
Longanesi Super Pocket, 2008, 564 pag., € 5,60
ISBN 9788846208897








