La saga di Gosta Berling, Selma Lagerlof

Il capitano Lennart apre gli occhi e vede, e quel che vede gli basta.

Vede la sua casa, la folla, la moglie, i figli, i vestiti, e sorride. Ma si è risvegliato solamente per morire. Trae un lungo rantolo, e spira.

Allora tacciono i racconti, ma una voce si alza intonando il salmo dei morti. Tutti uniscono la loro e, portato da centinaia di voci possenti, il canto si alza verso l’infinito.

E’ l’addio della terra all’anima che prende il volo.

La recensione di La saga di Gosta Berling di Selma Lagerlof

Gosta Berling, giovane, alto, slanciato, raggiante di bellezza, forte, audace, orgoglioso, capace di scatenare passioni immense nel cuore delle donne, prete in fuga perchè più dedito all’acquavite che alla salvezza delle anime dei fedeli trova accoglienza e rifugio tra le fila dei Cavalieri di Ekeby. Ma chi sono questi cavalieri e cosa fanno? In realtà ogni cavaliere ha capacità straordinarie: è artista sopraffine, grande amante del vino e della buona tavola e delle feste, musicista capace di rallegrare gli animi più tristi. Essi vivono nella casa della Maggioressa, una donna salda come la roccia, che controlla le ferriere di Ekeby e governa con saggezza. Ecco però che all’improvviso quella che sembrava una vita tranquilla e immutabile viene squassata: la Maggioressa è scacciata, Ekeby diventa terra di nessuno e i Cavalieri si danno sfrenatamente alla bella vita.

La mia opinione su La saga di Gosta Berling di Selma Lagerlof

Pubblicato nel 1881, La saga di Gosta Berling è l’opera prima di Selma Lagerlof. Come in altri suoi romanzi ritroviamo le bellissime descrizioni della terra del Varmland. Il grigio e il freddo delle notti invernali ricolme di neve, il giallo caldo e accogliente dei campi in estate, la terra scura solcata dai carri e il sibilo delle slitte che scivolano sulla neve di ritorno da un ballo.

Questa saga può a prima vista disorientare il lettore. Perché se all’inizio il libro sembra seguire un tracciato lineare, la fuga di Gosta e il suo far parte dei cavalieri, in seguito diventa quasi un libro a episodi. I personaggi sono molti e la storia di ognuno è densa di dettagli. Su tutti emerge la figura di Gosta, capace di determinare le vicende di molti ma spesso terribilmente debole di fronte alla morte e ai mali del mondo. I cavalieri anche nei loro difetti sono personaggi puri, non bramano denaro né ricchezze vivono per la gioia della vita in sè. Non si curano degli affari ma come fanciulli giocano e si commuovono di fronte all’amore e alla compassione e spesso i loro lazzi e scherzi anche a fin di bene provocano invece terribili disgrazie.

Personalmente ho amato più altri libri di Selma Lagerlof però questo mantiene intatto il fascino della sua scrittura. Quel modo di raccontare oscillando tra il presente e il passato, una scrittura descrittiva che non diventa mai pedante, la capacità di far vedere i paesaggi usando una lingua sempre vera e mai artificiosa.

Un libro che va letto con calma. Perché così immaginifico, così fuori del tempo e dello spazio, così favoloso, così vivace e ricco di vita e sentimenti e luce e colori che il lettore ne è abbagliato e trascinato dalle vicende dei cavalieri rischia di perdersi tra le terre oscillanti di grano e il lago su cui le chiatte cariche di ferro viaggiano condotte dagli uomini migliori di tutto il Varmland.
Buona lettura.

 

La saga di Gösta Berling
Selma Lagerlöf
Iperborea, 2007, €. 19,00

 

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